IL TIMONE – Maggio 2012

Bernadette e il vescovo “cattolico adulto”

Dicevamo, la volta scorsa del presunto scetticismo verso la verità delle apparizioni di Lourdes da parte di madre Marie- Thérese Vauzou, la maestra delle novizie di Bernadette e poi la Superiora Generale della Congregazione. Uno “scetticismo” ben strano, visto che quella religiosa volle morire nella casa di Lourdes, invocando la Signora della Grotta!

Ma qualcuno ha ricordato, a questo proposito, un aneddoto su cui vale la pena di riflettere perché, come vedremo, può rivelarsi prezioso. In effetti, ci permette di scoprire quale sia stato, davanti alla verità di Lourdes, l’atteggiamento dell’unico – forse – vescovo di Francia che pare avesse qualche dubbio. Questi, allora, i fatti.

Accadde che il cappellano del convento di Nevers facesse una volta (Bernadette era già morta) una predica fervorosa sul pellegrinaggio alla Grotta. Ma, dopo l’omelia, in sagrestia, madre Vauzou gli avrebbe detto, come tra sé e se: «Eppure, c’erano dei vescovi che non ci credevano!».

Un’espressione sorprendente, perché non solo non corrisponde al vero, ma anche perché quella madre doveva ben sapere di dire una inesattezza. In effetti, non solo non si levò dall’episcopato intero alcuna voce contraria al mandement del 1862 con cui il presule di Tarbes proclamava la verità delle apparizioni, ma alcuni vescovi vennero molto presto a Lourdes per intrattenersi con Bernadette, ben prima della approvazione ufficiale, non esitando a dichiarare in pubblico l’impressione di verità ricavata dall’incontro con quella piccola. Monsignor Laurence, pur avendo dal diritto canonico piena facoltà di giudicare simili fatti in scienza e coscienza, sottoponeva rispettosamente al giudizio di Roma le conclusioni positive della sua inchiesta. Roma prese atto e non intervenne (né allora né mai) e lo stesso Pio IX manifestò più volte non solo l’assenso teologico ma anche la sua personale venerazione. Nessuna voce discorde su Lourdes si è mai levata dalla Gerarchia: qui pure, va ripetuto, né agli inizi né in alcun altro momento. Certo, l’episcopato cattolico è la più vasta assemblea mondiale, nessun altra è così varia, riunendo uomini dei cinque Continenti. Dunque, diversi sono temperamenti, storie, sensibilità. Sempre vi è stato e sempre vi sarà chi è più o meno attratto da eventi come quello che qui ci impegna e dalla devozione popolare che ne deriva. Ma ciò non ha nulla a che fare con lo scetticismo o il rifiuto: categorie del tutto assenti davanti a Lourdes.

Vale la pena di sottolinearlo, perché non sempre è avvenuto così, anche per “fatti carismatici” approvati dall’autorità vescovile. Si veda l’ultimo caso: ad Akita, in Giappone, dove la Vergine non è apparsa ma dove una sua statua ha lacrimato, tra il 1973 e il 1981, ed il presule, dopo indagini durate dieci anni e condotte anche da equipes scientifiche, ha proclamato il carattere soprannaturale del caso. Provocando, però, l’esplicito dissenso di alcuni confratelli e l’imbarazzo di una parte rilevante della Conferenza Episcopale nipponica. Persino per Fatima anche qualche docente di atenei pontifici ha avanzato se non dubbi almeno richieste di chiarimento e di distinzione su episodi e profezie. Voci perplesse – che non si sono, forse, ancora spente – si levarono per La Salette, l’apparizione che ha preceduto di 12 anni quella di Massabielle. L’unanimità della Gerarchia cattolica davanti alla Grotta di Massabielle non è tra i segni minori di verità: non si dimentichi che, come abbiamo detto più volte, nessun cattolico, neppure un vescovo, è obbligato a dare il suo assenso a simili eventi, anche se ufficialmente riconosciuti. Non si pensi, dunque, a una accettazione obbligata in pubblico e a uno scetticismo in privato. Anche qui vale quella libertà cattolica che è assai più ampia di quanto credano molti che non conoscono la vita della Chiesa.

Ma, per tornare a madre Vauzou e a quella sua osservazione nella sagrestia della cappella di Nevers: Laurentin pensa che la suora alludesse al vescovo di Orléans, il celebre Félix-Antoine-Philibert Dupanloup.

Questi era il leader di coloro che potremmo chiamare i cattolici democratici, invisi agli integralisti alla Veuillot perché cercavano un confronto con il liberalismo. Al Concilio Vaticano I, nel 1870, Dupanloup aveva scelto di ritornare nella sua diocesi per non approvare il decreto che proclamava l’infallibilità del Papa allorché sentenza ex-cathedra in materia di fede e morale. A decreto proclamato, comunque, lo accettò con obbedienza, ribadendo a Pio IX la sua fedeltà e difendendo anzi a viso aperto la necessità del potere temporale, non certo per questioni di potere o di denaro ma per assicurare libertà alla Chiesa. Ricordava, infatti, la sorte del Patriarca di Costantinopoli, privo di sovranità territoriale e divenuto vassallo prima dell’imperatore e poi del sultano. Da “cattolico adulto”, era diffidente nei confronti di certa religiosità popolare e manteneva il riserbo davanti a carismi come le apparizioni. Per Lourdes, mantenne il riserbo per dieci anni dopo il riconoscimento ufficiale, astenendosi sia dal favorire sia dal contrastare i pellegrinaggi dei suoi diocesani. Ma da pastore schietto e onesto quale era (non a caso Leone XIII lo avrebbe voluto cardinale, malgrado la sua indipendenza) volle sincerarsi di persona come stessero le cose. Così, nel 1872, partì per Nevers e, da solo, vestito da semplice prete, senza preavviso – neanche al vescovo locale, per non essere condizionato – si presentò alla porta del convento e chiese di parlare con suor Marie Bernard. Visto l’aspetto dimesso e la mancanza di un segretario, pensando a un millantatore, le suore fecero difficoltà, ma alla fine il celebre presule di Orléans poté incontrare in una saletta Bernadette, accompagnata da una consorella che sorvegliava con diffidente attenzione il comportamento di quello strano sacerdote. Abbiamo in proposito un rapporto puntiglioso del vescovo di Nevers che era assente dalla diocesi e che al ritorno fu bene informato, visto anche che dovette replicare ad imprecisioni apparse sui giornali. Scrive il presule: «Con il suo ardore consueto e la sua tenacia ben nota, mons. Dupanloup ha sottomesso la nostra buona suora Marie Bernard a un lungo e un po’ rude interrogatorio e non l’ha lasciata fino a quando non ne ha ricavato tutto ciò che voleva sapere o chiarire ». Prosegue il vescovo: «Abbiamo la certezza che lo stimato confratello è uscito soddisfatto dalla sua intervista con la veggente e che le sue convinzioni sulle apparizioni di Lourdes, se non erano ancora precisate, lo sono state a partire da questo incontro diretto con la testimone degli eventi». In effetti, per la notte il presule di Orléans chiese ospitalità nel palazzo del vescovo di Nevers che scrisse ancora: «Volle sapere dal mio segretario, che gli faceva gli onori di casa, che cosa ne pensassi di quella piccola suora. Avuta l’assicurazione che avevo una fiducia completa nella sua sincerità e nella verità della apparizioni, mons. Dupanloup disse: “Io pure, e sono felice di trovarmi pienamente d’accordo in questo con il vostro vescovo”». Alle parole seguirono i fatti, visto che poco dopo il celebre prelato affrontava un nuovo viaggio: anzi, un pellegrinaggio, ovviamente verso la Grotta di Massabielle.

Al processo per la beatificazione fu interrogata sull’episodio una Superiora del tempo, madre Eléonore Cassagne, che era stata in particolare confidenza con la futura santa e che dichiarò: «Nell’incontro con il vescovo di Orleans, suor Marie Bernard si mostrò, come sempre, semplice, essenziale, modesta, e monsignore si ritirò molto soddisfatto. Quando fu uscito, riaccompagnai la nostra suora nella sua stanza, dove giaceva da convalescente, ed ella mi disse: “Quel monsignore mi è sembrato molto commosso e a un certo punto, mentre mi parlava, ho visto spuntare delle lacrime nei suoi occhi”». Possiamo crederci: sappiamo bene come a Bernadette fosse materialmente impossibile dire qualunque cosa che non coincidesse con la verità.

L’episodio è importante, mostrando come anche il “vescovo dei cattolici adulti e democratici”, per dirla con un pizzico di ironia, sia passato dalla diffidenza alla piena accettazione dopo avere non solo interrogato, ma addirittura torchiato colei ch’aveva visto e sentito. Madre Vauzou doveva, ovviamente, essere stata informata di come fossero andate le cose, anche perché Bernadette, seppure non più novizia, era ancora soggetta a lei. Sorprende dunque la sua affermazione, seppur (pare) borbottata a mezza voce: «Eppure, c’erano dei vescovi che non ci credevano». Se pensava a Dupanloup, avrebbe dovuto aggiungere un «ma poi ci hanno creduto». Vista quella sua austera onestà che mai le è stata contestata, c’è dunque da credere che pensasse a qualche altro presule che, almeno nei primi tempi, non fosse convinto e si fosse confidato con lei. Ma se quei monsignori sono esistiti, non ce ne è giunta notizia, non hanno lasciato traccia.

Ben di rado (anzi, forse mai) nella Chiesa, si raggiunge l’unanimità, la concordia totale su ciò che non è de fide. Ebbene, la cosa va sottolineata: questa sorta di unicum si è verificato per Lourdes la cui credibilità è apparsa evidente, alla fine, anche per chi inizialmente dubitava. Non è poco per chi, come noi, è alla ricerca della verità su ciò che è avvenuto in quella Grotta.

Vediamo di concludere, anche se molto altro ci sarebbe da aggiungere, con un’altra motivazione – peraltro assai importante – del distacco della pur infaticabile e benemerita Superiora nei confronti di Bernadette. La Vauzou veniva da un ambiente di borghesia agiata e colta, il padre e il nonno erano notai e, pur nello stato religioso, aveva conservato un resto di “cosciente superiorità di classe” che pare poco adeguato in chi, come lei, aveva dedicato tutta la vita ai valori evangelici. Come testimoniarono alcune sue suore al processo di beatificazione, fu sentita dire: «Ah, Bernadette! Una piccola paesana, una pastorella. Ma se la Santa Vergine decide di apparire tra noi, perché dovrebbe scegliere una contadina grossolana e senza istruzione invece di una religiosa virtuosa e colta? ». Sorprende davvero, ripeto, perché, in una prospettiva cristiana, nella umiltà della “portavoce” privilegiata da Maria, vi è non una difficoltà ma una conferma evidente della verità di Lourdes. È proprio in Bernadette che si realizza in modo evidente il Magnificat che inizia lodando il Signore «perché ha guardato l’umiltà della sua serva» e constata che «ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore, ha rovesciato i potenti dai troni e ha innalzato gli umili». È Gesù stesso che esclama: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e la hai rivelate ai piccoli!» (Mt 11,25). Ed è Paolo a ricordarci il totale rovesciamento di quelle gerarchie e di quei valori che sembra sfuggire del tutto alla Maestra delle novizie: «Non ci sono fra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili. Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi davanti a Dio» (1 Cor 1,26-29).

Più che al Vangelo, madre Vauzou sembra vicina allo spezzante giudizio di Dutout, il magistrato di Lourdes nella sua relazione ai superiori: «Miserabili…». Eppure, proprio ciò che è di scandalo a simili mentalità, è di luminosa conferma a chi cerca di porsi dal punto di vista del vangelo, non da quello della borghesia francese del Secondo Impero. Ricordiamo il panettiere di Lourdes che fece arrestare il padre di Bernadette durante la carestia del 1856, sospettandolo di avergli rubato due sacchi di farina. E che, in tribunale, diede questa spiegazione: «Ho pensato a Soubirous perché è la sua stessa miseria che mi ha fatto dubitare di lui». Laurentin: «Il tugurio al quale i gendarmi bussarono perché covo di miserabili fu lo stesso cui due anni dopo bussò Maria. E per la stessa ragione». Ma la santità di Bernadette è confermata anche dal suo comportamento in questo clima. Le testimoni dicono di averla vista piangere, da sola, in un angolo buio, ma di non avere mai udito da lei una parola di lamento. Mai alcuna delle novizie e poi delle professe ha udito un suo sfogo, una confidenza su una sofferenza interiore, che pure doveva essere grande. I processi hanno potuto raccogliere un solo attimo di cedimento, di reazione. Fu nell’autunno del 1878, le mancavano meno di sei mesi alla morte. Era, come troppo spesso, all’infermeria e madre Vauzou le mandò a dire che l’attendeva al piano di sotto, in una sala dove aveva riunito le religiose. Stanca e sofferente, afflitta tra l’altro da un tumore al ginocchio, aiutata dalle stampelle e da una consorella riuscì ad arrivare alla stanza e, appena entrata, la Superiora le indirizzò un mot piquant, una parola pungente, di critica per non si sa quale motivo. Si sa, invece, che suor Marie Bernard, tentando un sorriso sulla smorfia di dolore, replicò istintivamente: «Oh! Notre Maitresse!…», come a dire che si sentiva sempre sotto il tiro della Madre. Dura, implacabile le reazione di questa: «Abbiamo dunque toccato questo piccolo, tenace amor proprio della nostra suora! Pensavo che, sofferente com’è, avrebbe fatto a meno di questo piccolo complimento per me! Sono stupita dal suo atteggiamento ». E, volgendosi alle altre suore che assistevano stupite e timorose: «Sorelle, pregate per Bernadette perché migliori!».

La Vauzou le intimava di correggersi perché la trovava “suscettibile”. Ma l’aggettivo avrebbe dovuto essere “sensibile”. Per lei, i Superiori incarnavano davvero la volontà di Dio, secondo il tradizionale insegnamento cattolico. Non a caso, il terzo voto della professione religiosa, dopo quello di povertà e castità, è quello di obbedienza. Da lei osservato con scrupolo. Dei rimproveri, delle critiche anche ingiuste era grata perché la obbligavano ad esami di coscienza, a sforzi quotidiani per migliorarsi. Disse in confidenza, non certo per convenienza: «ho molta riconoscenza per nostra madre Marie-Thérèse, per il bene che ha dato alla mia anima». Forse, anche attraverso le umiliazioni, che accettava come doni per migliorare.

E, per finire, non dimentichiamo dove madre Vauzou volle terminare i suoi giorni. E non dimentichiamo che, eletta Superiora Generale dopo la morte di Bernadette, nella prima lettera circolare alle sue religiose, scrisse: «Dobbiamo essere grate e orgogliose, sorelle, che la nostra famiglia abbia avuto il dono e il privilegio inestimabili di avere con sé, per 13 anni, suor Marie Bernard, colei che la Vergine stessa volle come sua confidente».

C’è da essere certi che, incontrandosi in Paradiso, l’imponente Superiora e la piccola novizia si sono buttate, ridendo, le braccia al collo.