IL TIMONE – Gennaio 2010

Pellevoisin/1

Alcuni lettori di Ipotesi su Maria, il libro che ho pubblicato nel 2008, si sono incuriositi e mi hanno chiesto chiarimenti. Qualcuno lo fa tuttora. In effetti, come motto generale di quelle quasi cinquecento pagine sulla Vergine, ho messo una frase, in francese: «Publie ma gloire» – cioè, “fai conoscere la mia gloria” – citando, sotto, la fonte: «Maria a Estelle Faguette, la veggente di Pellevoisin, 1876». Ma di queste apparizioni di Pellevoisin nel libro non parlo, così che da più parti mi sono state chieste informazioni.

In questo modo, ho avuto conferma che, da noi, questi eventi sono ben poco conosciuti. Anche in Francia, in verità, il pellegrinaggio a Pellevoisin (pur ininterrotto da quel 1876, anno delle apparizioni e, da qualche anno, in continuo aumento) non può certo competere con quello di Lourdes, La Salette, Pontmain, le altre apparizioni riconosciute nel XIX secolo in quel Paese. Ma almeno una notizia, anche se spesso sommaria, è giunta alla maggioranza dei cattolici transalpini i quali, in genere, ricordano,  come eredità di quell’evento, “lo scapolare del Sacro Cuore”.

Qualche anno fa, nel mio programma di sopralluoghi alle località privilegiate da una visita di Maria, andai anche a Pellevoisin – è nel dipartimento dell’Indre, nel centro della Francia, a un 250 chilometri a Sud di Parigi, non molto a Ovest di Nevers, per intenderci, dove dorme Bernadette intatta – ed ebbi conferma del flusso modesto e silenzioso, eppure continuo, dei pellegrini che si raccolgono in preghiera non in un santuario, ma nella camera della piccola casa dove avvennero i fatti. Un’atmosfera tranquilla e familiare: in effetti, l’edificio è tuttora di proprietà privata. Malgrado la folla, qui, sia molto, molto minore che a Parigi, la sensazione di luogo appartato e, in qualche modo, “segreto”,  può ricordare rue du Bac. Il paese ha meno di mille abitanti, come ne aveva nel XIX secolo (e questo, malgrado tutto, è un buon risultato, visto lo spopolamento della provincia francese) e non vi è alcun affollamento di negozi di souvenir o di oggetti di pietà. Più che alberghi, ho visto insegne di agriturismo e di B&B, Bed and Breakfast, oltre a segnalazioni di campeggi e di case di vacanze per gruppi cattolici.

Tra l’altro, durante la visita ebbi una sorpresa imprevista. Estelle Faguette è sepolta nel cimitero comunale, a poca distanza dalla casa delle altre apparizioni, in una tomba modesta sulla quale stanno due sole parole che le dette dall’Apparsa e che costituiscono, da sole, tutto un programma di vita: Sois simple, sii semplice. Ma, prima di arrivare a quel sepolcro, mi imbattei in un altro, altrettanto modesto, su cui stava scritto “Georges Bernanos”. Ma sì, proprio il grande scrittore cattolico, uno dei più celebri tra quelli del secolo scorso, sepolto qui (lo appresi dopo, informandomi) per ragioni familiari, non per legami con le apparizioni. In ogni caso, in questo cimitero Georges non è certo fuori luogo. Vedendo quella tomba in un luogo frequentato da devoti mariani, mi venne in mente una sua annotazione, nel Diario, che non ho dimenticato: «Il mondo antico, il mondo doloroso, il mondo prima della Grazia, l’ha cullata a lungo sul suo cuore desolato, nell’attesa oscura, incomprensibile, di una Virgo Genetrix. Per secoli e secoli, con le sue vecchie mani cariche di delitti, con le sue braccia pesanti, ha cullato la Bambina meravigliosa che attendeva, ma di cui non riusciva ad immaginare neppure il nome».

Ma non lasciamoci distrarre. Innanzitutto, devo comunicare ai lettori che questo mese, e almeno anche il prossimo, parleremo di questa Pellevoisin. Credo che, per chi segue queste pagine, la cosa, non mancherà di interesse. Lo faremo, comunque – come nostra abitudine – con attenzione particolare alle conseguenze apologetiche; che, in questo caso, riguardano innanzitutto Lourdes. Ma sì, dopo averle dedicato un anno intero, il 2008 del 150° anniversario, rieccoci attorno a quella Grotta che costituisce un’attrazione irresistibile per chiunque abbia a cuore la verità della fede. Come già abbiamo osservato, in effetti, e come non ci stanchiamo di ricordare, “se Lourdes è vero, tutto è vero”: i tre “cerchi” del Credo (Dio, Cristo, Chiesa) vengono tutti ribaditi e confermati, sulle rive del Gave de Pau.

Subito, però, una domanda doverosa, per noi che vogliamo andare sul sicuro e non vogliamo correre dietro a favole, per parafrasare Paolo: queste apparizioni sono riconosciute dalla Chiesa? Il parroco di Estelle, don Salmon, sacerdote impeccabile e stimato, direttore spirituale della veggente per decenni, non ebbe mai dubbi sulla verità dei fatti e – interrogato appositamente dal vescovo sul letto di morte – riconfermò con giuramento la sua convinzione inattaccabile. Del tutto convinti furono gli altri membri del clero e i laici che componevano l’ambiente della Faguette, una povera domestica che aveva, al momento delle apparizioni, un po’ meno di 33 anni e che morì ben 53 anni dopo, a 86. Anche per lei ci fu un interrogatorio ufficiale in extremis da parte del vescovo, accompagnato da testimoni autorevoli: fu totale, e data al cospetto di Dio che stava per giudicarla, la sua riconferma della verità dei fatti. Tra l’altro, ci fu qui quanto non ci fu in nessuna altra apparizione riconosciuta del secolo: sotto ordine del parroco, la veggente scrisse di suo pugno un resoconto dopo ogni apparizione, così che abbiamo una sorta di testimonianza in diretta.

Ormai anziana, sempre per ordine di uomini di Chiesa, redasse delle memorie biografiche dove confermava punto per punto quanto aveva scritto “a caldo”. L’arcivescovo di Bourges, la diocesi in cui si trova Pellevoisin, fu subito convinto (come tutti, essendo la cosa evidente) dalla realtà dello straordinario miracolo di guarigione della veggente, ormai moribonda, avvenuto nella notte tra il 18 e il 19 febbraio 1876 e di cui, ovviamente, parleremo in seguito. Un miracolo che aveva accompagnato le apparizioni e che si era intrecciato ad esse, tanto da spingere il presule ad autorizzare la trasformazione in cappella della stanza dove era avvenuto. Istituì poi una commissione teologica che espresse all’unanimità un parere positivo, confermato anche dai medici che avevano seguito la malata.

Così, quel pastore zelante si preparava a riconoscere ufficialmente la verità dei fatti ma morì, purtroppo, poco prima di potere esprimere il suo giudizio con un documento ufficiale.

Uno dei vescovi successivi portò Estelle in udienza a Roma, da Leone XIII, che, informato dei fatti, la interrogò lungamente e fu convinto dalla testimonianza, al punto di autorizzare l’uso dello scapolare del sacro Cuore che la vergine aveva chiesto ad Estelle di diffondere, così come a Santa Catherine Labouré era stata “commissionata” la medaglia detta poi miracolosa. Poiché devozione e pellegrini continuavano, anzi crescevano, il Sant’Uffizio precisò, nel 1904, che il riconoscimento del culto non significava – a norma delle leggi canoniche – l’approvazione delle visioni. Si trattava di una misura consueta in questi casi, come precisò Roma stessa. Per il momento, dunque, una “non-approvazione” che non significava disapprovazione o sconfessione. In effetti, non solo i pellegrinaggi, seppur definiti “privati”, proseguivano, non solo si moltiplicavano i segni di benevolenza delle autorità religiose (a Pellevoisin tutto è sempre stato molto “cattolico” e pacato, lontano da ogni contestazione verso la gerarchia e da ogni spirito settario o incline al miracolismo e all’apocalittismo), ma presso la casa del prodigio si installava pure un convento di monache domenicane che accoglievano, e accolgono, i devoti. Dobbiamo ad alcuni domenicani opere importanti sulla storia del culto, per mostrarne autenticità e ortodossia piena.

Non ci inoltreremo ulteriormente in queste vicende, che hanno visto anche la realizzazione, come sempre succede, della verità delle parole di Gesù: nemo propheta in patria sua. Non si dimentichi che Estelle non era che “una serva”, che neppure la Rivoluzione Francese aveva dato ai domestici la cittadinanza piena e che soltanto verso la fine dell’Ottocento fu dato loro diritto di voto, considerandoli incapaci di giudizio perché succubi dei padroni. La donna, poi, veniva dalla poco amata Parigi e, quindi, era considerata un’estranea dalla comunità locale. Sta di fatto che proprio nel paese di Pellevoisin e nei dintorni, caratterizzati tra l’altro da un forte anticlericalismo, nacque una “leggenda nera”, secondo la quale Estelle avrebbe montato una commedia, simulando un miracolo per nascondere una gravidanza e un susseguente parto, con la complicità del parroco, suo amante. Voce del tutto assurda, visto che le inchieste canoniche si erano succedute, con l’accertamento rigoroso dei fatti e che sulla malattia della donna, e sulla sua guarigione improvvisa e inspiegabile, avevano testimoniato i sanitari, tra cui il celeberrimo professor Bucquoy, docente universitario a Parigi, medico personale della nobile famiglia dei La Rochefoucauld presso la quale la Faguette lavorava. Tra l’altro, rendeva ancor più grottesca l’insinuazione anche il far parte del personale di quella casata, nota tutti per il suo cattolicesimo austero e per la consuetudine con lo stesso cardinale di Parigi. Poiché, però, la calunnia si diffondeva, su suggerimento dei suoi direttori spirituali, timorosi che ne soffrisse la credibilità del messaggio di cui era stata incaricata dalla Madonna, l’ormai sessantenne Estelle accettava una estrema umiliazione.

Saliva, così, nella capitale dove, dopo apposita visita, due ginecologi di chiara fama constatavano e testimoniavano che non solo la donna non aveva mai partorito ma che conservava ancora intatta la sua verginità.

Persecuzione assurda, dicevamo, ma cui crediamo di dover accennare per mettere in guardia il lettore, cui potrebbe capitare di trovare resti della “leggenda nera” in qualche pamphlet anticlericale o in qualche pubblicazione di polemica di protestanti o di geovisti, avversi, come si sa, a miracoli, madonne, apparizioni. Bisogna poi tenere presente il danno portato a questa mariofania, come ad altre nell’Ottocento francese, dalla strumentalizzazione fatta da forze politiche reazionarie e nazionaliste che (pur tra le proteste della veggente) diedero una loro lettura settaria agli eventi. Avvenne anche in altre due apparizioni riconosciute, La Salette e Pontmain, oltre che in una folla di “visioni” non riconosciute dalla Chiesa e dove è spesso evidente lo spirito revanscista, cioè il desiderio francese di tirare in ballo persino il Cielo pur di prendersi la revanche, la rivincita contro la Germania di Bismarck che l’aveva vinta. Quando scoppiò la Grande Guerra, gli ambienti nazionalisti cercarono di arruolare pure Estelle, ormai anziana, che era stata sempre ben lontana da ogni politica, perché sostenesse anch’ella lo sforzo bellico della Francia. La sola frase che riuscirono ad ottenere, con loro delusione, fu: «Io prego per la fine di questa triste guerra». Dove il “triste guerra” sembra riecheggiare la frase del Papa sulla “inutile strage”. In ogni caso, il lettore sia avvertito: Pellevoisin non ha nulla a che fare né con la politica né con il clima da fine del mondo che investì la Francia dopo la débacle di Sedan.

Già che ci siamo, sarà bene precisare che Lourdes sfuggì alle strumentalizzazioni politiche e scioviniste che deformarono altri eventi religiosi anche perché fu riconosciuta otto anni prima della catastrofe che portò non solo alla guerra disastrosamente perduta contro i tedeschi,ma anche a una guerra civile, con lo scatenamento della violenza della Comune parigina, con le chiese date alle fiamme, le cerimonie blasfeme, lo stesso cardinale arcivescovo di Parigi ucciso assieme a molti altri sacerdoti. Anche il convento di Nevers fu adibito ad ospedale militare e suor Marie-Bernard fu impiegata come aiuto-infermiera. Silenziosa e zelante come sempre, non disse mai nulla a commento di quella sorta di apocalisse se non un «ciò nonostante non si convertiranno» sfuggitole un giorno osservando una paurosa aurora boreale. All’avvicinarsi dei Tedeschi fu interrogata dal senatore del luogo: «Avete avuto, come si dice anche sui giornali, qualche rivelazione sul futuro e sul destino della Francia? La Santa Vergine vi ha affidato qualche messaggio che vorreste comunicare al governo?». Al «No» deciso della piccola religiosa, il politico insistette: «I Prussiani stanno giungendo a Nevers. Non vi mettono paura?». «No». «Allora voi dite che non c’è nulla da temere?». «Io temo soltanto i cattivi cattolici». «Non avete paura di nient’altro? ». «No, non temo nulla da parte degli uomini». E a chi voleva da lei almeno qualche parola che condannasse il nemico (colpevole solo, in fondo, di avere vinto la guerra) e che galvanizzasse la resistenza francese, la futura santa oppose un secco e in qualche modo scandaloso per gli sciovinisti gallici: «Io farei volentieri a meno di vedere i Prussiani, ma non li temo: Dio è dappertutto, anche tra i Tedeschi».

Per tornare alle vicende di Pellevoisin e del suo riconoscimento: la Chiesa, per fortuna, non ha fretta e sa premiare la pazienza di chi rispetta i suoi ritmi lenti. E questo ci ricorda una singolarità del messaggio di Pellevoisin: un appello alla semplicità (come ricorda l’iscrizione sulla tomba della veggente) ma anche, ripetutamente, alla calma. Così, con molta calma, nel 1983, dunque ben 107 anni dopo le apparizioni, si è giunti a una nuova tappa che preannuncia, tutti ne sono persuasi, quella definitiva.

L’arcivescovo di Bourges, monsignor Vignancourt, ha ripreso in mano i dossier e li ha fatti studiare da due commissioni, una medica e una teologica, composte da nomi di prestigio, alcuni dei quali provenienti da Roma e da Parigi. Il 4 settembre di quel 1983, il presule ha emesso una ordinanza ufficiale, dove prende atto che, stando ai medici – che hanno avuto a disposizione un’esauriente documentazione scientifica -, la guarigione di Estelle è stata, letteralmente, «imprevista, totale, durevole». L’arcivescovo prende poi atto del fatto che i teologi, esaminate le conclusioni della scienza che dichiara la sua impotenza a spiegare la guarigione, escludono «cause preternaturali che non vengano da Dio», cioè diaboliche, ed anche cause psichiche, inganni, allucinazioni. Pertanto, monsignor Vignancourt conclude: «Constatato che questa guarigione è umanamente inspiegabile, in quanto Arcivescovo del luogo ne riconosciamo il carattere miracoloso e rendiamo grazie a Dio che, per intercessione di Maria, Madre di Misericordia, in questo posto privilegiato di Pellevoisin ha voluto mostrare la Sua onnipotenza e invitarci, attraverso il segno di una guarigione, a riconoscere il Suo amore per noi».

É vero che, come si vede, è stato riconosciuto il prodigio della guarigione ma non le apparizioni. Ma è proprio all’interno di quelle visioni che è avvenuto l’evento miracoloso, strettamente legato alle parole della Vergine. Non solo, non a caso l’arcivescovo parla di Maria come “Madre di Misericordia”: è proprio questo il nome con cui la Vergine si è presentata ad Estelle e con cui vuole essere chiamata. L’arcivescovo di Bourges scrive esplicitamente, nel documento di approvazione: «Constatiamo il valore di segno di questo risanamento: accordando una simile guarigione

miracolosa a Estelle Faguette, Dio ha voluto, attraverso la Madre, lanciare un appello alla nostra fede e rendere credibile un messaggio». Quale messaggio? Ovviamente, quello consegnato alla veggente nelle quindici apparizioni.

Insomma, ogni buon cattolico che voglia rispettare le leggi della Chiesa può andare pellegrino in quel villaggio nel cuore della Francia certo di non commettere imprudenze e di dare credito a voci sospette o malsicure.

Ma, finalmente, cominciamo a vedere che cosa è davvero successo. Estelle Faguette nacque nello Champagne, il 12 settembre 1843, dunque pochi mesi prima di Bernadette Soubirous, alla quale rassomiglia anche per le sventure familiari e le condizioni sociali e alla quale si legherà il messaggio ricevuto. Al dire della Madonna stessa, la camera di Pellevoisin è legata alla grotta di Massabielle. I genitori di Estelle non erano ricchi, avevano di che vivere gestendo un piccolo albergo ma, per circostanze avverse e non per loro colpa, fecero fallimento, con la rovina totale. Sperando di trovare un tetto e un lavoro si trasferirono a Parigi ma il padre non aveva salute e, a partire dai 14 anni, fu Estelle che dovette darsi da fare per portare a casa qualcosa, con lavori da apprendista. A 18 anni, però, prevalse la vocazione alla vita religiosa ed entrò come postulante presso le Agostiniane ma, addetta all’infermeria, contrasse il vaiolo. Seguì una rovinosa caduta dalle scale del convento con una ferita alla gamba che le diede tanti problemi da decidere di ritornare a casa per darsi a piccoli lavori da poter fare stando seduta. Guarita, seppure in modo sommario, ricorse alla intercessione delle “sue” suore, che ne apprezzavano la serietà e il buon carattere, per entrare in contatto con l’antica e ricca famiglia dei La Rochefoucauld che, per carità cristiana, l’assunsero come aiutante per la custodia dei bambini. L’intera famiglia Faguette si trasferì allora (era il 1865) a Pellevoisin, nei cui dintorni sorgeva, e sorge, il castello di quei nobili. La contessa, convinta dall’onestà, dalla religiosità, dallo spirito di sacrificio di Estelle, mise a disposizione per quella povera gente alcuni locali di una casa che possedeva in paese. Ma anche qui, la salute non fu favorevole, anzi portò la giovane alle soglie della morte. Prima, ecco quella che fu diagnosticata come una peritonite acuta. Poi, un tumore addominale che giunse ad avere “le dimensioni di un’arancia”, per stare all’espressione di una relazione medica. Infine, la rivelazione di una tubercolosi, dovuta anche all’eccesso di lavoro, alla malnutrizione, agli alloggi insalubri. Dopo essere stata celata per anni, la tisi – che aveva raggiunto entrambi i polmoni – galoppa al punto che, nell’agosto del 1875, a 32 anni, Estelle è dichiarata “irrimediabilmente perduta” da quell’illustre professor Bucquoy cui già accennammo e da due altri sanitari di chiara fama, convocati dalla contessa, impietosita dalla domestica al punto da farla curare dai suoi medici. é grazie a questa premura che i dossier sanitari di Estelle sono così circostanziati e sicuri, tanto che un secolo dopo hanno potuto essere esaminati seriamente dalla Commissione che ha dichiarato “umanamente inspiegabile” la guarigione immediata e completa. Ma, qui, lasciando la buona Estelle nel letto dove attende la morte imminente, rinviamo la prosecuzione al prossimo mese.