IL TIMONE – Febbraio 2011

Taxa Camerae

Se dovessi compilare un “pronto soccorso apologetico” da consultare quando ci si imbatte nelle maggiori bufale anticattoliche, non esiterei a mettervi dentro quella che viene chiamata la Taxa Camerae. Di che si tratta? La Taxa Camerae sarebbe un elenco tariffario risalente al 1517 e dovuto a papa Leone X, redatto allo scopo di vendere assoluzioni sacramentali per peccati gravi già commessi o da commettersi in futuro e anche per sanare situazioni in cui fosse prescritta una condanna penale (si veda il testo del presunto tariffario riprodotto in queste pagine). È un documento allucinante, tanto che, se fosse autentico, avrebbe ragione uno di coloro che lo prendono sul serio e che l’ha chiamato: «il punto culminante della corruzione e del cinismo umani». Se ne scrivo qui per mettere in guardia i lettori, è perché non si tratta di una curiosità per eruditi ma questo testo lo si trova da molte parti e usato come arma da guerra contro la Chiesa romana. C’è, ad esempio, nel sito internet della UARR, Unione Agnostici Atei Razionalisti in cui uno dei grandi capi è l’ex-seminarista Piergiorgio Odifreddi che, più che alla sua professione di docente di matematica, si è dedicato alla propaganda anticristiana. C’è, per continuare con gli esempi tratti dalla Rete, sui siti dei Testimoni di Geova.

Soprattutto, il documento è stato (ed è tuttora) usato con larghezza dai protestanti. E questo sin dagli inizi della Riforma: le biblioteche conservano molti volumi, dal XVI secolo ai giorni nostri, in cui la famigerata Taxa è portata come esempio supremo della corruzione dei vertici stessi del cattolicesimo. Si noti, tra l’altro, che la data che è assegnata al testo è quella stessa dell’inizio della rivolta luterana. Ma una recente, ulteriore diffusione di massa è avvenuta grazie al successo internazionale del libro di un giornalista spagnolo, sedicente storico – Pepe Rodriguez – che qualche anno fa ha pubblicato un libro con un titolo esplicito: Mentiras fundamentales de la Iglesia catòlica. Anche la traduzione italiana ha avuto una notevole diffusione, divenendo un best seller di quella che i francesi chiamano la presse de gare, le pubblicazioni cioè esposte e vendute dalle edicole delle stazioni ferroviarie.

Il testo pubblicato, naturalmente come autentico, dal Rodriguez è quello che pubblichiamo ed è il più lungo, con i suoi 35 “casi”, tra tutti quelli divulgati dalla polemica anticlericale. Molti di questi “casi” compaiono solo qui e sembrano essere stati inseriti apposta per aumentare la gravità della simonia e suscitare ancor più lo sdegno del lettore. Ma il nostro spagnolo, almeno per questa diffamazione non l’ha passata liscia visto che – finalmente – vi è stata una replica cattolica, per giunta condotta da studiosi qualificati e zelanti. In effetti, un istituto religioso di origine argentina, particolarmente attento alla pastorale, è passato all’attacco. E questo anche perché, come si sa, l’America Latina sta purtroppo diventando un continente ex-cattolico. Ogni giorno, migliaia di latinoamericani passano alle infinite sette e chiesuole “evangeliche” finanziate da gruppi non solo religiosi, ma anche politici, degli Stati Uniti. Per questo “protestantesimo impazzito”, come qualcuno lo ha chiamato, la Chiesa cattolica è quella dell’Anticristo. E che cosa di meglio, per dimostrarlo, che il sacrilego commercio con la Grazia, dove i Papi mettono a prezzo addirittura il perdono di Dio? La “lista” del Rodriguez è stata addirittura stampata in migliaia di copie e distribuita davanti alle chiese, all’uscita delle messe.

Da qui, la decisione dei religiosi argentini di creare un gruppo di ricerca, che cominciò chiedendo al pubblicista spagnolo di indicare le fonti alle quali aveva attinto il testo pubblicato e spacciato come vero, ma senza indicazioni e referenze. Il Rodriguez seppe presentare soltanto qualche fotocopia di polemisti anticlericali fine Ottocento e primo Novecento, ma anch’essi avevano pubblicato il presunto documento senza alcuna nota. Dunque, non avevano storicamente alcun valore. Ciascuno, poi, dava un testo della Taxa diverso da quello degli altri. Gli investigatori cattolici scoprirono comunque che lo stesso, identico testo pubblicato dal Rodriguez era stato stampato da libellisti anarchici nella Barcellona della guerra civile. Qui pure, senza alcuna indicazione della fonte. Rodriguez, messo alle strette, cercò di scusare la mancanza di dati bibliografici con una giustificazione davvero grottesca. Disse, cioè, che se nessuno poteva esibire il documento originale di papa Leone X era perché questi fogli – che, se conosciuti, potevano rovinare la Chiesa intera – erano custoditi in una stanza occulta dell’Archivio Segreto Vaticano, protetti da ben sei linee di controlli di sicurezza, le ultime due delle quali presidiate “da guardie svizzere armate di mitra”! Come gli fu fatto notare, non ci sono in Vaticano “svizzeri” armati di mitra, meno che mai all’Archivio Segreto, il cui nome tra l’altro ha sempre favorito le fantasie di visionari e gli spacciatori di bufale che non sanno o fingono di non sapere che secretum, in latino, non vuol dire nascosto ma privato. Dopo l’apertura disposta da Leone XIII a beneficio degli storici di tutto il mondo, le sole carte interdette agli studiosi sono, come è norma negli archivi di Stato di ogni Continente, quelle meno vecchie di un certo numero di anni, di solito cinquanta. E, questo, per lasciare che muoiano i protagonisti delle vicende di cui quella carte testimoniano. Per tutela, insomma, della onorabilità di tutti, almeno in vita. Comunque, a parte il ridicolo delle “linee di difesa armata”: se queste esistessero davvero, sarebbero a protezione di un documento ovviamente unico, di cui esiste una sola copia. Ma, allora, a che sarebbe servito? Come avrebbe potuto arricchirsi papa Leone X, se egli solo avesse conosciuto quelle tariffe e se non ne fossero state distribuite molte copie agli uffici incaricati della riscossione? Ogni documento pontificio, per avere efficacia, deve essere pubblicato su una sorta di Gazzetta Ufficiale, il Bullarium Romanum dove, ovviamente, non c’è traccia di questa Taxa. Come e dove, dunque, avrebbe circolato? Ci sarebbe una possibile replica: quella nascosta è la sola copia rimasta di molte altre diffuse. Ma se era ed è considerata così pericolosa, tanto da nasconderla e difenderla a ogni costo, perché conservarla? Basta un fiammifero per distruggere alcuni fogli di vecchia carta. Un rimedio ben più sicuro e assai meno costoso degli “svizzeri con il mitra”! La storia dice che, periodicamente, tutti i regimi totalitari fanno un rogo dei documenti compromettenti. Perché non avrebbe fatto così anche il diabolico Vaticano?

In realtà, nel suo lavoro durato molto tempo ed esteso alle biblioteche d’Europa e delle Americhe, l’équipe cattolica di ricerca ha stabilito che delle Taxae Camerae sono esistite veramente e ne ha ritrovate alcune copie stampate. Si tratta di strumenti amministrativi che, a tutela di chi doveva pagare, fissavano le tasse e gli onorari massimi da pagare ai funzionari, agli scrivani, agli avvocati, ai titolari di sigilli che rilasciavano i documenti per dispense, permessi, contenziosi, sanzioni, condoni e, in alcuni casi, persino scomuniche. Le cose apocrife alla Rodriguez vogliono far credere che si tratti di “listini prezzi” per il perdono dei peccati, mentre le liste autentiche sono una sorta di “calmiere” per evitare abusi economici nel rilascio di documenti. Ogni nuova edizione di queste Taxae aveva all’inizio il monito secondo il quale tutto ciò che concerne i sacramenti è sempre stato, è e sarà, del tutto gratuito e che la Camera Apostolica – cioè l’amministrazione dei beni pontifici – non avrebbe ricevuto nulla dal pagamento, che andava tutto intero a favore degli uffici e delle persone, come avvocati e notai, che avevano  lavorato per la concessione del documento. Là dove si parla di “assoluzione”, questa è sempre e solo legale, da una sanzione secondo il diritto canonico, mai assoluzione sacramentale.

Va inoltre aggiunta una precisazione importante: gli apocrifi, come quello spacciato per buono da Rodriguez, hanno aggiunto, per creare maggior scandalo, peccati, colpe, mostruosità per i quali non esisteva, e non esisterà mai, tolleranza disciplinare o permessi e dispense. Laddove si trattava di reato e non di peccato, erano i tribunali civili, quelli dello Stato, ad avere autorità, non quelli canonici. Che c’entrava la Penitenzieria pontificia che si occupava, e si occupa, di “delitti” spirituali, con omicidi, furti, incendi dolosi, contrabbando e persino licenze commerciali di vendita? Per spiegarsi meglio, la commissione che dicevamo ha fatto l’esempio di quelle pergamene con la “benedizione papale” che si trovano in vendita a Roma e che molti devoti comprano per portarle a parenti ed amici rimasti a casa. Quelle pergamene hanno un prezzo, dovuto al materiale, alla scrittura spesso a mano, ai disegni, alla distribuzione, infine all’equo guadagno per il venditore. Nei negozi può essere esposta una “lista prezzi per le benedizioni papali”. Ma chi può pensare che a tariffa sia posta quella benedizione che è data gratuitamente a tutti, anche alla radio e alla televisione?

Ovviamente, come sempre avviene con i falsari, soprattutto per ragioni ideologiche, malgrado il cumulo schiacciante di prove addotte dopo lungo lavoro dalla commissione di ricerca, Pepe Rodriguez ha rifiutato di scusarsi e togliere la sua Taxa Camerae dalle nuove edizioni del suo libro. Si è limitato ad aggiungere una nota, secondo la quale l’autenticità del testo era “dubbiosa”. Ma di dubbi non devono averne quei cattolici che, su Internet o in qualche giornale popolare o pamphlet di propaganda protestante o geovista o in un libro alla Odifreddi, si imbattano in una delle molte versioni della “infamia” che sarebbe stata commessa dai papi del Rinascimento facendo commercio del perdono di Cristo. Nessun dubbio, dunque: si tratta certamente di falsi che non debbono minimamente preoccuparli. Lo stesso cattolicissimo Ludwig von Pastor, autore di quella che resta la più prestigiosa delle Storie dei Papi, ha parole severe per la corruzione durante i pontificati rinascimentali e in particolare quello di Leone X. Si commisero cose gravi ma mai, grazie a Dio, mai si giunse a quella più grave, la Grazia di Cristo messa a tariffa! Tanto che il von Pastor neanche accenna alla favola della Taxa.

I credenti, comunque, tengano presente che qualcuno potrebbe cercare di imbrogliare le carte, mescolando la presunta vendita di perdono sacramentale con la cosiddetta vendita delle indulgenze. I problemi sono completamente diversi: la Taxa Camerae concederebbe a pagamento il perdono per peccati commessi o da commettere, mentre le indulgenze riguardano o i defunti o, se i vivi, suppongono il peccato già perdonato dal sacramento (gratuito) della penitenza. Ma di questo tema delle indulgenze, così spesso incompreso, potremmo magari parlare in un’altra “puntata”.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ecco i 35 punti della “tariffa per le assoluzioni” da versare alla Camera Pontificia e stabilite da Leone X, stando al pubblicista spagnolo Pepe Rodriguez.

 

1. L’ecclesiastico che incorresse in peccato carnale, sia con suore, sia con cugine, nipoti o figliocce, sia, infine, con un’altra qualsiasi donna, sarà assolto, mediante il pagamento di 67 libbre, 12 soldi.

2. Se l’ecclesiastico, oltre al peccato di fornicazione, chiedesse d’essere assolto dal peccato contro natura o di bestialità, dovrà pagare 219 libbre, 15 soldi. Ma se avesse commesso peccato contro natura con bambini o bestie e non con una donna, pagherà solamente 131 libbre, 15 soldi.

3. Il sacerdote che deflorasse una vergine pagherà 2 libbre, 8 soldi.

4. La religiosa che ambisse alla dignità di abbadessa dopo essersi data a uno o più uomini simultaneamente o successivamente, all’interno o fuori del convento, pagherà 131 libre, 15 soldi.

5. I sacerdoti che volessero vivere in concubinato con i loro parenti pagheranno 76 libbre, 1 soldo.

6. Per ogni peccato di lussuria commesso da un laico, l’assoluzione costerà 27 libbre, 1 soldo; per gli incesti si aggiungeranno per ogni volta 4 libbre.

7. La donna adultera che chieda l’assoluzione per restare libera da ogni processo e avere ampie dispense per proseguire i propri rapporti illeciti pagherà 87 libbre, 3 soldi. In un caso analogo, il marito pagherà uguale somma; se avessero commesso incesto con i propri figli aggiungeranno 6 libbre.

8. L’assoluzione e la sicurezza di non essere perseguiti per i crimini di rapina, furto o incendio, costerà ai colpevoli 131 libbre, 7 soldi.

9. L’assoluzione dell’assassinio semplice commesso sulla persona di un laico si stabilisce in 15 libbre, 4 soldi, 3 denari.

10. Se l’assassino avesse dato la morte a due o più uomini in uno stesso giorno, pagherà come se ne avesse assassinato uno solo.

11. Il marito che infliggesse maltrattamenti a sua moglie pagherà alle casse della cancelleria 3 libbre, 4 soldi; se fosse uccisa, pagherà 17 libbre, 15 soldi, e se le avesse dato morte per sposarsi con un’altra, pagherà, inoltre, 32 libbre, 9 soldi. Coloro che avessero aiutato il marito a perpetrare il crimine saranno assolti mediante il pagamento di 2 libbre a testa.

12. Chi affogasse suo figlio pagherà 17 libbre, 15 soldi (o sia 2 libbre in più che per uccidere uno sconosciuto), e se a uccidere fossero il padre e la madre di comune accordo, pagheranno 27 libbre, 1 soldo per l’assoluzione.

13. La donna che distruggesse il figlio che porta nel suo ventre, e il padre che avesse contribuito alla realizzazione del crimine, pagheranno 17 libbre, 15 soldi ognuno. Colui che facilitasse l’aborto di una creatura che non fosse suo figlio pagherà 1 libbra di meno.

14. Per l’assassinio di un fratello, una sorella, una madre o un padre, si pagherà 17 libbre, 5 soldi.

15. Colui che uccidesse un vescovo o un prelato di gerarchia superiore pagherà 131 libbre, 14 soldi, 6 denari.

16. Se l’assassino avesse dato morte a più sacerdoti in varie occasioni, pagherà 137 libbre, 6 soldi, per la prima uccisione, e la metà per quelle successive.

17. Il vescovo o abate che commettesse omicidio per imboscata pagherà, per raggiungere l’assoluzione, 179 libbre, 14 soldi.

18. Colui che in anticipo volesse comperare l’assoluzione di ogni omicidio incidentale che potesse perpetrare in futuro pagherà 168 libbre, 15 soldi.

19. L’eretico che si convertisse pagherà per l’assoluzione 269 libbre. Il figlio dell’eretico arso, impiccato o giustiziato in qualsiasi altra forma potrà essere riabilitato mediante il pagamento di 218 libbre, 16 soldi, 9 denari.

20. L’ecclesiastico che non potendo pagare i propri debiti volesse liberarsi dall’essere processato dai creditori consegnerà 17 libbre, 8 soldi, 6 denari, e gli sarà perdonato il debito.

21. Sarà concessa la licenza per installare posti di vendita di vari generi sotto i portici delle chiese mediante il pagamento di 45 libbre, 19 soldi, 3 denari.

22. Il delitto di contrabbando e frode ai diritti del principe costerà 87 libbre, 3 denari.

23. La città che ambisse per i suoi abitanti o per i suoi sacerdoti, frati o monache, la licenza di mangiare carne e latticini in epoche in cui è proibito, pagherà 781 libbre, 10 soldi.

24. Il monastero che volesse variare la regola e vivere con minore astinenza di quella prescritta pagherà 146 libbre, 5 soldi.

25. Il frate che per migliore convenienza o gusto volesse passare la vita in un eremo con una donna consegnerà al tesoro pontificio 45 libbre, 19 soldi.

26. L’apostata vagabondo che volesse vivere senza ostacoli pagherà uguale quantità per l’assoluzione.

27. Uguale quantità pagheranno i religiosi, siano questi secolari o regolari, che volessero viaggiare in abiti da laico.

28. Il figlio bastardo di un sacerdote, che volesse essere preferito per succedere nella cura al padre, pagherà 27 libbre, 1 soldo.

29. Il bastardo che volesse ricevere ordini sacri e goderne i benefici pagherà 15 libbre, 18 soldi, 6 denari.

30. Il figlio di genitori sconosciuti che voglia entrare negli ordini pagherà al tesoro pontificio 27 libbre, 1 soldo.

31. I laici contraffatti o deformi che vogliano ricevere ordini sacri e possedere benefici pagheranno alla cancelleria apostolica 58 libbre, 2 soldi.

32. Uguale somma pagherà il guercio dell’occhio destro, mentre il guercio dell’occhio sinistro pagherà al Papa 10 libbre, 7 soldi. Gli strabici pagheranno 45 libbre, 3 soldi.

33. Gli eunuchi che volessero entrare negli ordini pagheranno la quantità di 310 libbre, 15 soldi.

34. Colui che per simonia volesse acquistare uno o molti benefici, s’indirizzerà ai tesorieri del Papa, che gli venderanno il diritto a un prezzo modico.

35. Colui che per avere mancato un giuramento volesse evitare ogni persecuzione e liberarsi di ogni tipo d’infamia pagherà al Papa 131 libbre, 15 soldi. Inoltre consegnerà 3 libbre per ognuno di coloro che erano stati garantiti.