IL TIMONE – Febbraio 2010

Pellevoisin/2

Scrivevo il mese scorso, alla fine della prima parte del racconto di quanto avvenuto a Pellevoisin: «Nell’agosto del 1875, a quasi 33 anni, Estelle Faguette è dichiarata “irrimediabilmente perduta” da quell’illustre professor Bucquoy e da due altri sanitari di chiara fama, convocati dalla contessa de la Rochefoucauld, impietosita dalla domestica al punto da farla curare dai suoi medici personali». Abbandonata dai sanitari, la giovane è abbandonata anche dagli uomini: in effetti, essendo la sua tubercolosi molto infettiva, c’è l’ordine di tenerla per quanto possibile in isolamento nella sua stanza. Il confessore, uno dei pochi che l’accosti, la prepara ad affrontare la morte da quella cristiana convinta ed esemplare che è, mentre i parenti, che abitano nella stessa casa, hanno già preparato il lenzuolo funebre. Gli aristocratici da cui dipende, sempre attenti a quella povera, da cattolici sinceri come sono, dovendo ritornare nel loro palazzo di Parigi lasciano una somma per i funerali e per l’acquisto di una modesta tomba al cimitero. Ma Estelle non si rassegna, non per sé ma per i suoi genitori e per la piccola nipote, la figlia della sorella morta, che dipendono dal suo lavoro. Senza di lei, ricadrebbero nella miseria più nera, senza speranza visto la malattia cronica del padre e la debolezza della madre, impedita ai lavori pesanti. La morente, dunque, all’inizio di settembre scrive con grande sforzo una lettera alla Vergine Maria che comincia così: «Mia buona Madre, eccomi prosternata ai vostri piedi. Non potete rifiutare di ascoltarmi. Non avete dimenticato che sono vostra figlia e che vi amo. Ottenetemi, dunque, dal vostro divino Figlio la salute del mio povero corpo, per la Sua gloria. Guardate il dolore dei miei genitori: sapete che non hanno che me come risorsa. Non potrei terminare l’opera cominciata di sorreggerli? Se non potete, a causa dei miei peccati, ottenermi una completa guarigione, potreste almeno ottenermi un po’ di forza per potere guadagnare la mia vita e quella dei miei genitori. Buona Madre, sapete che stanno per tornare a mendicare il pane, non posso pensarci senza essere profondamente afflitta». Purtroppo, per ragioni di spazio, non possiamo riportare anche il resto, particolarmente interessante perché sei mesi dopo la “Buona Madre” risponderà proprio a questa lettera, venendo da Estelle e dicendole che l’ha gradita. Un buon esempio, dunque, valido per tutti del modo con cui rivolgersi al Cielo con umiltà sincera e al contempo con la fiducia di chi sa di essere figlia di Dio.

Chiusa la missiva in una busta, la malata l’affida a una donna anch’essa al servizio della famiglia dei conti perché la depositi in un luogo sacro. La lettera viene così messa in una fessura di una piccola riproduzione della grotta di Lourdes che i La Rochefoucauld hanno fatto costruire in un angolo del parco del loro castello vicino a Pellevoisin. È interessante notare che non è stata Estelle a decidere di metterla proprio lì: come dirà alle commissioni che la interrogheranno, non solo non sentiva una particolare attrazione per Lourdes, il cui culto stava prodigiosamente espandendosi (Bernadette, a Nevers, sarebbe morta tre anni dopo) ma non aveva mai letto una storia popolare delle apparizioni che le era stata regalata. «Non mi attirava molto» dirà poi. «Leggevo solo l’Imitazione di Cristo e il mio libro di preghiere». Anche in questa solidità contadina, nella scarsa attrazione per il prodigioso e il misticismo assomigliava alla piccola di Massabielle, lontana da ogni tentazione da visionaria. Un motivo, tra i tanti, per non dubitare della testimonianza delle due.

Quella lettera, comunque, provocherà, nel febbraio seguente – ne ho accennato – l’arrivo soccorrevole della Destinataria stessa. La quale vorrà lasciare la sua impronta anche con un altro segno davvero sconcertante. La busta, cioè, di cui soltanto la Faguette e la “postina” conoscevano l’esistenza, fu trovata un anno dopo da un muratore chiamato dai padroni di casa per piccoli lavori di manutenzione alla grotta. L’operaio non l’aperse e la mise in tasca, ripromettendosi di consegnarla alla contessa dopo il giorno di festa. Era infatti il 7 settembre, vigilia della Immacolata Concezione. Il giorno dopo, la Madonna si congedò definitivamente da Estelle, dopo quindici apparizioni: a Lourdes, la Signora aveva chiesto a Bernadette di venire alla Grotta per quindici giorni, con chiaro riferimento ai misteri del Rosario Il mattino del 9 settembre, a conclusione del ciclo di apparizioni, Madame de La Rochefoucauld riceveva e leggeva la missiva della sua domestica alla Madonna. La lettera aveva esaurito la sua funzione presso la Destinataria, dopo essere stata nella grotta per un anno, sotto la statua della Immacolata Concezione. Dunque, poteva ritornare agli uomini, appena conclusa la festa dell’8 dicembre e dopo il congedo della Visitatrice. Una coincidenza, un caso, qui pure?

Torniamo a Estelle in agonia. La sera del 14 febbraio di quel 1876, un lunedì, viene a visitarla il medico del paese, uno dei tre che l’hanno avuto in cura, e scuote il capo: «Purtroppo, dovrò tornare domani per constatare la morte. Non passerà la nottata, ne ha ancora per tre o quattro ore, per lei la medicina non ha più strumenti e, comunque, sarebbe crudele prolungarne la sofferenza». Per la terza volta le è stata amministrata quella che allora si chiamava l’estrema unzione. Invece della fine annunciata e attesa dai familiari e dai colleghi domestici, ecco lo sconvolgente inizio: proprio quella notte, per la prima volta appare la Madonna. La quale dirà poi più volte, nel corso delle apparizioni di essersi intenerita leggendo la lettera indirizzatale dalla giovane, aggiunge addirittura di «averla mostrata» al Figlio, del cui cuore dice di essere maitresse – padrona – e annuncia: «Soffrirai ancora cinque giorni, in onore delle cinque piaghe di mio Figlio. Sabato sarai o morta o guarita».

Notiamo che la domenica 14 febbraio 1858, a Massabielle, l’Immacolata era apparsa per la seconda volta a Bernadette, restando silenziosa come il giovedì precedente, l’11, quando si era manifestata per la prima volta. Tra tanti collegamenti, anche di date, con Lourdes resta enigmatico questo scollamento di tre giorni tra i due cicli di apparizioni. Il mattino dopo, l’agonizzante, il cui stato di salute non è migliorato, riesce con sforzo e pena a dir qualcosa della misteriosa visita al parroco, l’abbé Artème Salmon. Ma questi, pietosamente, tace, pensando al delirio di una moritura. In realtà, le visite della Signora si rinnovano per altri quattro giorni consecutivi, sempre nella notte. La seconda volta, Maria scioglie il riserbo, annunciando a Estelle che il sabato non morirà ma sarà guarita, per intercessione sua e per la decisione e il potere del Figlio. L’inferma annuncia la previsione al sacerdote e ai genitori, incontrando ancora una volta un doloroso scuotere di capo. Ed ecco che, nella notte tra il venerdì 18 e il 19 di quel febbraio, la guarigione annunciata sopravviene, in un modo che i medici che l’hanno avuta in cura definiscono “straordinario e inesplicabile”. Il celebre professor Bucquoy dell’università di Parigi testimonierà al processo canonico iniziato dall’arcivescovo parlando di «una brusca, del tutto imprevedibile e definitiva trasformazione dell’ammalata».

Abbiamo già visto come gli specialisti moderni convocati nel 1983 dall’arcivescovo di Bourges abbiano esaminato quei folti dossier, arrivando alla conclusione che una simile guarigione era impossibile con i mezzi terapeutici di quel tempo ma sarebbe impossibile anche con quelli di oggi.

Il tumore addominale che i dottori descrivevano «grosso come un’arancia» scompare di colpo, i polmoni devastati dalla tisi tornano a respirare, della peritonite non c’è più traccia, le forze le tornano a tal punto che subito si alza e insiste per vestirsi da sola, seppure con qualche fatica. Ma questo solo perché tutto il corpo è risanato ed è tornato come quello di una giovane della sua età, tranne il braccio destro che è restato quasi paralizzato. Da molti giorni non poteva prendere nulla, neanche una tazza di brodo, senza subito rigettarlo: ora, invece, ha un grande appetito e mangerebbe volentieri, ma si trattiene in attesa della eucaristia che il parroco deve portarle, come ogni mattino. Quando l’abbé Salmon giunge, resta ovviamente sbalordito e commosso, vedendo colei che ha lasciato come moribonda poche ore prima venirgli incontro gioiosa: proprio perché testimone diretto del prima e del dopo di quella sua pecorella (e poiché la seguirà per anni come direttore spirituale, ammirandone la vita cristiana, e visto anche che ben sapeva della predizione, ripetutagli più volte, della guarigione attesa proprio per quel sabato) il sacerdote non avrà mai dubbi sulla verità del prodigio e diventerà un apostolo del messaggio di Pellevoisin di cui affermerà la realtà misteriosa, con giuramento solenne, anche sul letto di morte. Don Salmon ha con sé l’eucaristia: subito dopo averla impartita, sente l’impulso di ordinare ad Estelle di fare il segno di croce. La donna lo fa e poi, sbalordita, lo rifà senza alcun problema, accorgendosi così che la guarigione è divenuta completa, il braccio destro è libero e sano come ogni altra parte del corpo. Tanto che, dopo avere finalmente mangiato per placare la grande fame, vuole provvedere ella stessa al riordino della camera e al rifacimento del letto dove sino a poche ore prima giaceva moribonda.

Una guarigione “spettacolare”, se ci è permesso un simile aggettivo, del tutto inoppugnabile, attestata come poche altre da dossier medici completi e firmati da alcuni dei più celebri medici di Francia (fu provvidenziale, anche in questo, il fatto che Estelle fosse al servizio della ricca casata) da togliere ogni dubbio anche ai colleghi di oggi, convocati dall’arcivescovo di Bourges. Siamo al livello, dunque, del rigore richiesto da quel Bureau Médical di Lourdes che, in 150 anni, tra decine di migliaia di casi segnalati, ha lasciato passare dalle sue maglie severissime soltanto 67 guarigioni “scientificamente inspiegabili”. Non dimenticando, tra l’altro, che la moribonda cui erano state date poche ore di vita e per la quale era già pronto il lenzuolo funebre, vivrà, in buona salute, per altri 53 anni, finendo i suoi giorni solo “per vecchiaia”.

Nel 1979 mons. H. Donze, vescovo di Lourdes, venuto a Pellevoisin nel cinquantenario della morte della Faguette, in una conferenza ricordava i legami con Massabielle, osservando tra l’altro: «La veggente ottiene la straordinaria guarigione nella notte tra il 18 e il 19 febbraio: ebbene, il 18 è precisamente il giorno in cui Maria, 22 anni prima, aveva detto a Bernadette: “Non vi prometto di rendervi felice in questa vita ma nell’altra”». Non solo: in quella terza apparizione, Aquerò, (“Quella là” come la chiama in dialetto la veggente che, a maggior garanzia di veridicità non la indicherà come la Madonna fino a quanto non avrà detto chi è), Aquerò, dunque, rompe il silenzio tenuto sino ad allora e formula il suo invito: «Volete farmi la grazia di venire qui per 15 giorni?». È, come dicevamo, la stessa quindicina osservata a Pellevoisin dove, per aggiungere segno a segno, il ciclo si concluderà l’8 dicembre con la Madonna che dice ad Estelle: «Da ora non mi vedrai più».

Ma monsignor Donze ricordava, nella sua conferenza, un ulteriore legame che lascia davvero esterrefatti, anche per le prospettive spirituali che apre. Per capire, dobbiamo tornare al giorno del miracolo, alla quinta apparizione, in quel sabato che era stato preannunciato sin dal martedì come quello della guarigione. Dopo di allora c’è un lungo intervallo e le altre dieci visite notturne avverranno a partire dal 1 luglio. È in quel secondo ciclo che la Madonna mostra a Estelle uno scapolare che le pende sul petto e sul quale sta il Sacro Cuore del Figlio, così come era apparso anche a santa Maria Margherita Alacocque. «Amo questa devozione», dice, e invita i credenti a imitarLa e a portarlo, promettendo la discesa di molte grazie e dando alla giovane l’incarico di diffonderlo. In effetti, è ciò che Estelle cercherà di fare per tutta la vita, ottenendo tra l’altro un bel successo. Il 18 febbraio del 1900, cioè nella ventiquattresima ricorrenza del prodigio che l’aveva guarita, fu ricevuta da Leone XIII che le promise di fare approvare la devozione dello scapolare, arricchendola di indulgenze, dalla Congregazione dei Riti. Cosa che, in effetti, avvenne velocemente, con un decreto firmato dal pontefice stesso il 4 aprile successivo. Sappiamo per certo che il papa Benedetto XV portava su di sé quel segno. Per la proposta di questo scapolare con il Cuore non suo ma del Figlio e per l’importanza che vi attribuisce, qualche teologo afferma che questa è sì un’apparizione mariana ma cristocentrica, visto che, a differenza della Medaglia Miracolosa e di Fatima, il cuore di Gesù è da solo. L’aggiunta del cuore di Maria nel retro è stata lasciata dalla Madonna stessa in risposta a una domanda di Estelle alla decisione della Chiesa, Anche qui, come a Lourdes, tutto è molto ecclesiale, l’obbedienza ai pastori è più volte raccomandata.

Ma, diciamolo con chiarezza: Pellevoisin è molto ricca di insegnamenti e di eventi che il lettore farà bene ad approfondire, scrivendo magari al Santuario (www.pellevoisin.net ) che di solito è sollecito nell’inviare documentazione, anche in italiano.

Se do questa raccomandazione, è perché ribadisco che qui ci concentriamo sugli elementi di raccordo tra quanto avvenuto ai piedi dei Pirenei e quanto successo, 18 anni dopo, nel cuore stesso della Francia. In questa prospettiva, veniamo a ciò che (lo dicevo più sopra) ricordava anche il vescovo di Lourdes e che lascia, lo ribadisco, esterrefatti. Ottava apparizione, lunedì 3 luglio. Maria si presenta nella notte, come al solito, ma sembra essere un po’ frettolosa, come chi deve fare una visita prima di concludere un viaggio. Per dirla con le parole della veggente, nella sua relazione scritta per obbedienza al suo direttore spirituale e confermata sino alla morte sotto giuramento: «Ho di nuovo visto la santa Vergine questa notte. È restata solo qualche minuto». Dopo aver dato qualche parola di consolazione e di ammonimento («hai bisogno di riposarti», «vorrei che tu conservassi meglio la calma») la Signora dice queste parole «Sono venuta per terminare la festa». E le dice, specifica Estelle, «tutta sorridente». Aggiunge subito: «Io non sapevo che festa fosse. Lo domandai il giorno dopo al signor parroco, che mi rispose che il giorno prima c’era stata grande festa a Lourdes, per l’incoronazione di Nostra Signora». Nel suo memoriale, garantito esso pure con giuramento, il parroco, don Salmon, confermerà che fu lui a rivelare alla giovane di che si trattava. E la cosa (giustamente!) lo colpì tanto da scrivere subito al suo arcivescovo per metterlo al corrente. A Lourdes, in effetti, in quel 3 luglio 1876 la spianata del santuario aveva visto lo spettacolo più imponente che si fosse mai svolto lì sino ad allora: alla presenza del nunzio pontificio a Parigi, l’italiano mons. Meglia, delegato personale di Pio IX, del cardinale di Parigi, di 35 vescovi e arcivescovi (alcuni giunti anche dalle Americhe: due erano degli Stati Uniti, due dal Brasile, uno dal Messico), di 3.000 sacerdoti e di oltre 200.000 pellegrini, si era proceduto alla consacrazione della chiesa superiore, elevata dal pontefice al rango di “basilica minore”, e all’incoronazione della statua della Vergine sulla spianata.

Il 2 marzo del 1858, l’Immacolata aveva detto: «Va a dire ai preti che si venga qui in processione e che si costruisca una cappella». Ebbene, il 2 e il 3 luglio di quel 1876, poco più di 18 anni dopo, quella consegna era stata obbedita con una larghezza che andava oltre la richiesta: la “cappella” era una grande chiesa svettante a quasi cento metri sulla roccia di Massabielle, spianata a colpi di mina e la “processione” per consacrarla era forse la più imponente che mai si fosse vista in Francia. La Signora se ne era compiaciuta, tanto da passare nella sua Lourdes la giornata di fede e di gioia e di avere il tempo di passare solo di fretta, a tarda notte, da quella sorta di nuova Bernadette che si era scelta. Per lasciare un segno, tra quella folla sterminata aveva scelto due persone, entrambe paralizzate alle gambe, per le quali chiedere al Figlio la guarigione. Che difatti avvenne, lasciandone traccia nei dossier sanitari del santuario.

C’è da avere le vertigini, pensando a questa Maria che torna, toute souriante, dalla sua festa e fa una visita all’amica risanata, prima di tornare dal Mistero da cui proviene. Ma lo spazio ormai ci manca del tutto. Ci sentiremo, a Dio piacendo, il mese prossimo.