A tavola # 2

26 febbraio 2011 :: La Bussola Quotidiana, di Vittorio Messori con Andrea Tornielli

Vittorio, rieccoci “a tavola” per la seconda volta. Tanto per non abbandonare le metafore culinarie, in questi sette giorni appena trascorsi, di carne al fuoco ce n’è parecchia, mi sembra. Vorrei iniziare col parlare della drammatica situazione in Libia…

Permettimi, Andrea, di essere subito politicamente molto scorretto. Avrei una notiziola esemplare e di particolare attualità con cui mi piacerebbe cominciare la nostra chiacchierata.

Prego. In fondo questo dialogo è costituito da parole in libertà. Senza la pretesa di riprendere, anche nell’ordine gerarchico, le prime pagine dei giornali.

Allora lasciami dire che ho sorriso ironicamente non poco nei giorni scorsi. Come sai, viviamo in un tempo di “indignati speciali”, di giornalisti generosi combattenti contro le ingiustizie, di cronisti puri e duri quando si tratta di etica. Per questo non mi è sfuggito ciò che sta accadendo al Pio Albergo Trivulzio…

È una benemerita istituzione milanese. Ora si è scoperto che dava le case a persone non propriamente bisognose e a prezzi molto al di sotto di quelli di mercato.

Appunto. Si chiama Pio Albergo, anche se è stato completamente laicizzato fin dall’epoca di Napoleone, ed era diventato negli ultimi decenni una riserva di caccia dei partiti. In particolare, nella spartizione della torta milanese, toccava tradizionalmente al Psi. Come ben ricordi, Tangentopoli nasce da lì, quando il presidente del Pio Albergo, Mario Chiesa, uomo di Craxi, viene beccato mentre cerca di far sparire nel water una mazzetta appena ricevuta. Ora, si è scoperto che, nonostante la cosiddetta Prima Repubblica sia finita da un pezzo, una parte degli alloggi era messa a disposizione della nomenclatura milanese a prezzi stracciati.

Sono coinvolti politici, giornalisti, imprenditori… Non manca nessuno!

Ebbene, ai tempi di Tangentopoli una delle più implacabili moraliste contro i nepotismi socialisti e il malaffare della politica era la giornalista di Repubblica Cinzia Sasso. Come cronista giudiziaria sul giornale di Scalfari ogni giorno martellava indignata. Non solo scriveva articoli contro il nepotismo craxiano, addirittura dedicò un intero libro allo scandalo di Tangentopoli. Il titolo dice tutto: I saccheggiatori. Milano: facevano i politici, ma erano dei ladri. Ebbene, oggi scopriamo che quegli articoli e quel libro sono stati scritti in un appartamento del centro di Milano del Pio Albergo Trivulzio, graziosamente messo a disposizione della inflessibile Sasso proprio da Mario Chiesa in persona!

La Sasso è finita nel mirino anche perché è l’attuale compagna di Giuliano Pisapia, candidato del Pd alle prossime elezioni comunali, e antagonista di Letizia Moratti…

Sì, ma all’epoca la giornalista era sposata con un collega de La Stampa. Entrambi, per avere un nido per il loro giovane amore, si rivolsero a Paolo Pillitteri, cognato di Bettino Craxi e in quel momento sindaco socialista di Milano, chiedendogli di aiutarli a trovare casa. Pillitteri ha precisato in alcune interviste che cercò di temporeggiare ma la Cinzia tornava di continuo alla carica. Così il Pillitteri la mandò, ovviamente precedendola con una calda raccomandazione, da Mario Chiesa, presidente del Trivulzio, che esaudì prontamente il desiderio della coppia. Così, i due giornalisti di testate potenti ebbero la casa in centro, in un corso elegante, a prezzi stracciati, completamente al di fuori del mercato. Non fa sorridere anche te il pensiero che gli strali contro il malcostume al Pio Albergo venivano scritti, e poi pubblicati in prima pagina da Repubblica, nell’alloggio concesso dal presidente, in galera, del Pio Albergo medesimo? Ora la Sasso dice che ha revocato il contratto: ci credo, ma dopo oltre vent’anni da ospite, ad affitto “amico”, del feudo di questi socialisti che, denunciava lei, “danno le case ai loro amici”! Ciliegina sulla torta: da tempo, come tu ricordavi, la Sasso è compagna dell’avvocato Pisapia, già deputato di Rifondazione Comunista e, quindi, un altro indignato a tempo pieno contro i privilegi dei potenti. Ah, questi borghesi che si spartiscono la torta mentre i poveri non hanno casa!… Insomma, aveva ragione il solito Oscar Wilde: «Gratta il moralista, e sarai sorpreso di ciò che troverai sotto».

Vittorio, ancora una volta starei attento a non generalizzare. Ci sono anche moralisti integgerrimi…

Certamente. Ma ti confesso che quelli in buona fede sono quelli che, spesso, mi fanno più paura in quanto non sembrano conoscere compassione e misericordia. Hai presente il fariseo evangelico che pregava in piedi, nella sinagoga: «Ti ringrazio, Dio, perché io sono una persona onesta…»? Dio ci scampi da giansenisti, calvinisti, puritani, giacobini, azionisti e magari anche da qualche cattolico intransigente. In ogni caso, sono sempre stato alla larga dai colleghi giornalisti pronti all’indignazione, da “sinceri democratici”.

Sistemati i moralisti, permettimi di tornare alla notizia del giorno. La crisi dei Paesi del Nord Africa non si è affatto conclusa con la caduta dei regimi di Ben Alì in Tunisia e di Moubarak in Egitto. Ora si è infiammata anche la Libia, Gheddafi potrebbe avere le ore contate. Le notizie frammentarie che ci arrivano parlano di una repressione durissima, di massacri, di migliaia di vittime civili. E c’è preoccupazione anche per le conseguenze, per la possibilità che centinaia di migliaia di profughi arrivino sulle nostre coste. L’Europa è parsa attendista, non si è mossa. Tu che ne dici?

Andrea, il caso della Libia è l’ennesima conferma che aveva ragione Winston Churchill, il quale affermava che ci si può rovinare in tre modi: con le donne, con il gioco, con gli esperti. Se ti vuoi rovinare, diceva, affidati agli specialisti. In questi giorni mi vien da sorridere (anche qui!) pensando ai professori, agli analisti, ai guru televisivi che non avevano previsto in alcun modo l’esplosione del Nord Africa. Nessuno, sottolineo nessuno, ne aveva avuto sentore. Così come nessuno aveva previsto gli attacchi all’America dell’11 settembre 2001. D’altro canto, sono gli stessi esperti che per anni ci hanno ripetuto che Spagna e Irlanda sarebbero state con le loro economie le vere tigri emergenti d’Europa. Personalmente, per quanto riguarda la Spagna, che conosco più da vicino, non ci ho mai creduto e l’ho pure scritto. Ebbene, oggi proprio le due tigri emergenti sono a rischio bancarotta. Entrambe. Nessuno del resto aveva previsto nemmeno la crisi finanziaria mondiale che ha fatto crollare le borse. Lo rilevo da credente, convinto che il futuro è nella mani di Dio che, di solito, non confida le Sue intenzioni all’ossequiato specialista o professore che disegna scenari sui media. Eppure, ed è questo che mi spiace, anche molti cattolici lo prendono sul serio.

Ma ora, Vittorio, non si tratta più di far previsioni. Si tratta di decidere se e come intervenire in una situazione caotica che avrà conseguenze pesanti, comunque vada a finire…

Appena è cominciata la guerra civile in Libia, tutti dire: che cosa fa l’Italia? Che cosa fa l’Europa? Perché non interveniamo? È un’ossessione illuminista quella di voler controllare il mondo, l’illusione di poter risolvere ogni cosa con strette di mano, dialogo tra persone per bene, rifiuto di ogni violenza. C’è, in questa ossessione, la negazione del peccato originale, il non voler fare i conti con una realtà che il Vangelo stesso descrive: nel mondo, finché durerà, ci sarà sempre aggressione, guerra, odio. Pensa al caso recente dei Balcani, da sempre sinonimo di guerre civili al punto che è invalso l’uso dell’aggettivo “balcanico” per indicare proprio questo. Quando si è smembrata la Jugoslavia, quando è cominciata quella che sarà chiamata la “pulizia etnica” in Kosovo, tutti i politicamente corretti hanno chiesto un intervento armato. Così, si è giunti a bombardare Belgrado, e non accadeva dal 1945 che una città europea fosse bersagliata dall’alto. Come sempre, anche quella volta i bombardamenti della Nato non hanno migliorato, ma peggiorato le cose. Ora, per tornare alla Libia: liberiamoci per favore dall’ossessione di volere subito arrivare – prima ancora, tra l’altro, di sapere come stiano davvero le cose – a fare i virtuosi portatori di pace. Mandando magari quei “Caschi blu” dell’Onu il cui solo nome terrorizza le popolazioni che sono andati ad “aiutare”….

Vittorio, permettimi un’obiezione. Torniamo per un attimo ai Balcani. Ricordo molto bene che nel 1999, quando c’erano i massacri etnici in Kosovo, fu proprio la Santa Sede a parlare di diritto all’ingerenza umanitaria, chiedendo un intervento per porre fine alla carneficina. Certo, il Vaticano sperava nell’invio di una forza di interposizione di pace, per fermare la pulizia etnica. La Nato, invece, non volendo mettere a rischio la vita dei suoi soldati, preferì bombardare. E come sai le bombe intelligenti sono in realtà ben poco intelligenti: tanti, tantissimi civili sono stati uccisi.

È vero. Ma tu stesso riconosci che quell’intervento ha finito per peggiorare le cose. Il genocidio dei serbi contro gli albanesi si è trasformato poi nel suo contrario, con gli albanesi che ammazzavano i serbi. Prima bruciavano le moschee, ora hanno bruciato tutte le chiese ortodosse. Non dimentichiamo la maledizione, che sempre si ripete, della “ eterogenesi dei fini”: in politica ogni buona intenzione, messa in pratica, si risolve nel suo contrario e fa più danni di prima. Tra l’altro, l’interventismo illuminista blocca la possibilità che dopo lo sfogo della violenza si raggiunga un nuovo equilibrio. È, piaccia o no, una sorta di legge fisica: la politica è un confronto di forze che devono trovare un equilibrio. Allora mi chiedo: perché intervenire a caldo sui fatti libici? Che cosa ne sappiamo? Ci rivolgiamo per lumi a quei famosi esperti di cui dicevamo? Quel sanguinoso, tragico buffone di Gheddafi potrebbe essere da noi rimpianto se a sostituirlo sarà un regime di tipo islamista. Sono vecchio abbastanza per ricordare il tripudio dei progressisti euro-americani quando cadde lo Scia in Iran, quell’odiato tiranno troppo amico dell’Occidente, e ricordo le speranze e i peana dei nostri intellettuali che salutarono l’arrivo dall’esilio di un Khomeini dipinto come un mite, vecchio, santo religioso.

Ma non si può far finta che le cose non capitino – tra l’altro a un tiro di schioppo da casa nostra. È cresciuta, proprio alla fine della Seconda guerra mondiale, la coscienza del fatto che bisogna cercare di governare a un livello più alto e condiviso certi fenomeni, senza considerare le gravi violazioni dei diritti umani sempre come un fatto interno alla vita di un Paese nel quale non ci si deve e non ci si può ingerire. Non possiamo stare inerti di fronte, ad esempio, a un genocidio, pensando che sfogandosi nei bagni di sangue e nella violenza la storia va avanti e si ricostruiscono gli equilibri…

Sarà. Sta di fatto che conosco, da realista, i danni provocati regolarmente dalle utopie generose delle “anime belle”. Per scandalizzare ancor di più: sono amico e ho una grande ammirazione per quel cattolico di imperturbabile buon senso che è Giulio Andreotti. Il quale una volta mi disse che per quanto riguarda (anche, ma non solo ) la politica internazionale, su dieci problemi un terzo si risolve da solo, aspettando con calma; un altro terzo è irresolvibile, dunque è inutile affannarsi; mentre per quanto riguarda l’ultimo terzo si può fare qualcosa e allora è giusto che qualche cosa gli Stati facciano: ma, attenzione, senza alcuna illusione di un mondo finalmente pacificato. Vogliamo renderci conto che Gesù ci ha promesso un solo Paradiso: e non per questa terra? La storia lo conferma: il pacifismo moderno, fattosi ideologia, ci ha portato alle guerre più universali e più feroci.

Un’altra notizia della settimana è il videomessaggio dello scrittore Roberto Saviano, che invita a una campagna contro la legge sul fine vita in discussione alla Camera. L’ha definita illiberale.

Saviano è uno di quei personaggi che guardo con molta diffidenza. Ho sempre avuto un misto di timore e di ironia per l’intellettuale guru, per il cronista profeta, per lo scrittore sacerdotale. Quando uno scrittore si atteggia a santone, sento puzza di bruciato. In ogni caso le sue posizioni mi sembrano la solita sintesi del conformismo politicamente corretto. Lo scrissi già in Scommessa sulla morte, nel 1982: era certo che, dopo il divorzio e l’aborto, sarebbe arrivata la legge sull’eutanasia. Una legge che diventa una necessità nelle moderne società secolarizzate, non soltanto a motivo dell’egoismo di chi si vuol togliere il peso del nonno che la tira troppo per le lunghe. Diventa necessità, perché solo in una prospettiva cristiana il dolore e la sofferenza hanno un significato, seppur misterioso. Dio, facendosi uomo, non ha eliminato la sofferenza, non l’ha abolita, l’ha assunta, presa su di sé. Per questo il mistero del dolore e della sofferenza è da accettare. Dio stesso non ha distrutto la croce, ha voluto caricarsela sulle spalle. Ma nella cultura in cui siamo immersi è naturale voler interrompere la sofferenza che altro non è che un inutile martirio. Dunque, i sermoni di Saviano sono perfettamente in linea con l’ideologia dominante che non sa più dare un posto al dolore e dunque cerca una liberatrice per risparmiarselo. Cosa del tutto logica e comprensibile al di là della prospettiva cristiana.

Un’ultima cosa: mi riferisco al messaggio di Benedetto XVI per la Quaresima. Il Papa ha parlato del diavolo.Un argomento che pare scomparso dalla predicazione e dalla catechesi. Tu che ne pensi?

Non è qui il caso, lo ammetterai, di entrare in problemi teologici così impegnativi. Mi limiterei soltanto a ricordare che il cristianesimo non è un dualismo, un catarismo o uno gnosticismo, che crede nell’esistenza di due Princìpi, quello del bene e quello del male. Noi crediamo che esiste un solo principio, Dio, e il cristiano è certo del fatto che la battaglia finale è già vinta e stravinta. Sappiamo che Satana non avrà l’ultima parola. Dunque, in un certo senso, quello del diavolo è un problema “secondario”, perché sappiamo già come andrà a finire, sappiamo che il primato di Dio non sarà mai insidiato. Detto questo, si è passati come al solito da un eccesso all’altro: per secoli si è esagerato nel parlarne, ora si esagera tacendone. Gli uomini, comunque, hanno bisogno del diavolo, per poter attribuire a lui il male del mondo. Quando è cominciato a venire meno il credere nell’esistenza del demonio, si è finito per scaricare la responsabilità del male su altri colpevoli, su categorie di persone. La Rivoluzione francese considerava il diavolo l’aristocrazia. Il marxismo predicava che il diavolo era la borghesia. Il nazismo ha considerato gli ebrei come l’elemento negativo del mondo… Bisogna invece, scusa il paradosso, ridare posto diavolo, per evitare le derive omicide che attraversano la modernità, perché gli uomini finiranno sempre per trovare qualcosa o qualcuno che lo sostituisca, finendo per commettere genocidi. In ogni caso, niente paura: Gesù Cristo, attraverso la Chiesa e i suoi sacramenti, ci ha fornito di tutti gli strumenti per sconfiggere il Signore delle Tenebre.

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