A tavola # 14

28 maggio 2011 :: La Bussola Quotidiana, di Vittorio Messori con Andrea Tornielli

Caro Vittorio, rieccoci ancora a tavola nei giorni caldissimi dei ballottaggi. Silvio Berlusconi paventa una islamizzazione di Milano se al Comune torneranno le sinistre. Esagera o dice il vero? Che ne pensi?

In campagna elettorale si cercano gli slogan più semplicistici e possibilmente più impressionanti. Sai, non a caso è restato proverbiale il grido “Mamma li turchi”… La paura del saraceno, crudele razziatore, sonnecchia, credo, nel Dna di molti italiani. Anche se, in verità, non in quello dei milanesi: il posto più vicino dove arrivarono incursioni musulmane è la Valle di Susa o la riviera ligure… Islamizzazione? Mah, come sai, non ci ho mai troppo creduto, sostengo che, più che gli europei, sono in pericolo gli islamici. E se pretendono di conquistarci saranno, alla lunga, conquistati. Non dalle nostre virtù ma dai nostri difetti, non dalla nostra resistenza ma dal nostro lassismo… La loro è innanzitutto una religione tribale, non è vivibile da soli o nella cerchia della sola famiglia, non regge senza un contorno ambientale e sociale interamente islamizzato. E poi, è una religione formalista, se non rispetti i precetti, i divieti, i tabù, è la fine. Dunque sono convinto che le difficoltà gravi per quella fede verranno non da confronti e magari scontri con i cristiani, ma dalla pizza al prosciutto o dalla bistecca non macellata secondo il rito del giovane e dalla minigonna e dal trucco della giovane. Verranno dal rifiuto di mettersi per terra cinque volte al giorno con il posteriore per aria a salmodiare; o dalla scomodità, che a molti apparirà ridicola, di digiunare per un mese intero per poi abbuffarsi di notte; o dagli inconvenienti di star fermi il venerdì, quando tutti gli altri lavorano, e così si perdono gli affari. Del resto, le grandi metropoli europee hanno, tutte, molte e grandi moschee e una popolazione formalmente musulmana tripla o quadrupla della nostra, ma il problema di queste città è semmai la secolarizzazione, mica l’islamizzazione. Berlino è non so se la quarta o quinta città turca, visto il numero degli immigrati, che sono lì da decenni: ebbene, lì in gran parte è già avvenuta quella omogeizzaione che dicevo e che porta prima all’abbandono del fervore religioso, magari fanatico, e poi all’abbandono silenzioso, senza proclami, della fede nel Corano. In realtà, in caso del ritorno al governo di Milano di una sinistra non moderna ma anni Settanta, mi sembra siano ben altri i pericoli per la città.

Ne abbiamo già parlato la volta scorsa. Ma, forse, repetita iuvant. Puoi dire quali sono?

Il fatto che quella sinistra è reazionaria, è composta da “signori del no”, sempre e comunque, da negatori di ogni iniziativa per partito preso e per pregiudizio ideologico. Ti parlavo della sensazione disperante di impotenza, di asfissia nella Torino di Diego Novelli, detto “Crisantemo” per l’aria sempre mesta perché pensava giorno e notte allo sfruttamento dei proletari nella società capitalista o alle sofferenze degli immigrati meridionali… Ti dicevo anche di come finì malamente il mio cercare rifugio nella Milano di Paolo Pillitteri: vigeva ancora il sistema proporzionale, i socialisti non avevano la maggioranza senza un paio di extra-parlamentari e di un paio di verdi. Risultato, ogni iniziativa edilizia (per fare un solo esempio) era vista con orrore e respinta senza appello come “una colata di cemento”, come “le mani del padronato sulla città”, come “occupazione del capitale del terreno di tutti”. Tra gli episodi che ricordo di quella città rosso-verde: la Bayer aveva deciso di porre a Milano il suo quartier generale per tutto il Sud Europa. Non era cosa da poco, occorreva erigere un apposito grattacielo sul terreno che la multinazionale del farmaco aveva già acquistato dalle parti della Fiera. Rivolta scandalizzata della maggioranza consiliare: un grattacielo! una multinazionale! Una vergogna che la città non avrebbe mai tollerato! E così, la Bayer portò a Barcellona la sua sede e le sue migliaia di posti di lavoro. Ma che importa? I principi classsisti ed ecologisti erano salvi! Milano per anni ed anni. rimase ingessata, paralizzata, umiliata nella sua proverbiale vitalità
E in effetti ecco il Pisapia che annuncia che vuole tornare al vecchio sistema (praticato non a caso nell’Unione Sovietica) del piano regolatore dirigista, in cui è il Soviet che decide che cosa fare e dove fare – se qualcosa si fa, perché spesso è la paralisi totale – respingendo con disprezzo il coinvolgimento dei privati. Sai che mi interessa l’urbanistica, amo osservare la vita e il pulsare delle grandi città e dunque consideravo come il vero – forse il solo? – merito della giunta Moratti l’aver mandato in soffitta il piano regolatore di sinistra memoria e di essere passati al PGT, al più flessibile Piano di Governo del Territorio. Uno strumento che salvaguardava il doveroso controllo pubblico e al contempo non strozzava l’iniziativa edilizia del privato, ispirandosi tra l’altro al principio cattolico della sussidiarietà. Puntualmente, il candidato “comunista” (è lui stesso che non ha mai smentito di esserlo ancora, è stato deputato di Rifondazione Comunista) ha detto chiaro e tondo che, se vince, si torna al dirigismo edilizio, quello che già per decenni aveva bloccato la metropoli.

Insomma, se tu abitassi ancora a Milano ti schiereresti senza esitazione in favore del sindaco uscente?

Attento, però: delle sigle dei partiti me ne importa assai poco. Neanche stavolta mi hai visto firmare manifesti o partecipare a qualche manifestazione. Anzi, sono così poco ideologizzato che se votassi a Torino, non avrei esitato a votare cinque anni fa per Sergio Chiamparino, dopo l’ottima prova del primo mandato. Ora, avrei potuto votare per il suo successore, Piero Fassino. Sono entrambi ex-comunisti ma, riciclandosi, sono divenuti pragmatici, hanno gettato via gli schemi e si confrontano realisticamente con i bisogni concreti. A Torino, per esempio, la giunta cosiddetta “di sinistra”, guidata con realismo dal Chiampa, come lo chiamano, ha gestito ottimamente le Olimpiadi. Anche a Roma, la volta scorsa, credo che avrei votato Rutelli e non Alemanno, sempre in nome non dello schieramento partitico ma della capacità concreta di governo. Ci mancherebbe che denunciassi la rigidità ideologica degli altri e poi io stesso fossi prigioniero dello schema destra-sinistra! Comunque, se avranno Pisapia e il ritorno agli anni Settanta, se avranno (come ai tempi del povero Pillitteri) il blocco di tutto in nome del progressismo, se avranno l’eterno dibattito sui Grandi Principi invece della concretezza del fare, i milanesi se lo saranno voluto. È il bello e il brutto della democrazia intesa nella versione “un uomo, un voto”.
Torniamo un attimo alla notizia che ha messo a rumore il mondo: il Grande Capo del Fondo Monetario Internazionale, il possibile successore di Sarkozy all’Eliseo, messo in manette perché accusato di nefandezze sessuali. I media francesi si sono lagnati della brutalità americana e gli yankees hanno replicato, offesi, dicendo che la loro è la vera giustizia democratica, che sotto the Old Glory, come chiamano la loro bandiera, la legge è davvero eguale per tutti.

Certo che ci vuole una bella faccia tosta e una dose massiccia di ipocrisia a tirar fuori simili slogan! Nella common law, il diritto ereditato dalla tradizione anglosassone, esiste ancora l’antico costume barbarico della cauzione. Denaro al re al posto del corpo dell’accusato. Anzi, la cauzione è uno dei capisaldi del loro diritto penale, mentre in Europa è limitato al diritto amministrativo. Allora, ecco qua: per ottenere di uscire dalla prigione DSK, come lo chiamano i francesi, ha versato un milione di dollari in contanti e altri cinque milioni di garanzia. Inoltre, si è impegnato a pagare le spese per la sorveglianza continua da parte di due agenti, per un importo di alcune centinaia di migliaia di dollari al mese. Subito, ha assunto i due penalisti più abili, e dunque più cari, di tutti gli States. Ancora: ha messo al lavoro una prestigiosa agenzia di investigazioni perché frughi sino in fondo nella vita della cameriera che lo accusa, per trovare elementi che ne dimostrino l’inattendibilità.
Come vedi, davvero la giustizia americana è eguale per tutti! Si sa bene, infatti, che tutti gli imputati hanno budget che gli permettono le spese affrontate senza pensarci un momento dal Direttore generale del FMI. Una vera democrazia, non ti pare?, soprattutto visto questo principio fondamentale dei soldi in cambio della libertà, anche se provvisoria. Chi è così morto di fame da non tirare fuori sull’unghia sei milioni di dollari solo per dormire in una casa e non nell’inferno della prigione centrale di NY, un maledetto girone con 15.000 detenuti?
Tra l’altro, a proposito di legge americana severamente ed austeramente eguale per tutti: i detenuti sono ospitati in una serie di padiglioni, ciascuno da 500 persone, bolgie dove molti lasciano la vita per risse e regolamenti di conti tra criminali. Ebbene, anche qui, il privilegio: cella singola, una delle poche, per Strauss-Kahn. Si è detto che era necessario proprio a causa della sua notorietà, ad evitare che qualcuno lo uccidesse solo per diventare famoso o che venisse ricattato. Sta di fatto che, pure qui, della vantata “democrazia” non c’è ombra. E sta sicuro che, se toccasse a noi, ci aspetta il camerone dantesco, mica la cella singola. Io, sia chiaro, me ne rallegro per lui, detesto i demagoghi che vogliono vedere il ricco e potente non solo punito ma anche umiliato. Sono cose che lascio, con orrore, ai Di Pietro e soci. OK, dunque, per questo ricco ebreo francese. Ma per favore, in America la smettano di prenderci in giro con le chiacchiere sulla loro “giustizia democratica, la legge davvero eguale per tutti”.

A motivo della crisi economica, la Grecia sembra sia pronta a uscire dall’euro e a tornare alla vecchia dracma. Che cosa ha rappresentato e rappresenta per te l’euro, la moneta unica europea?

Beh, caro Andrea, da me presumi troppo! Come sai persino i Nobel per l’economia si affrontano polemicamente su questo tema: per alcuni l’introduzione della moneta unica è stata positiva, per altri negativa. Ovviamente, non saprei prendere partito. L’economia mi interessa perché mi interessa la storia, di cui è una componente non unico (come pretendeva lo schematismo marxista) ma certamente molto importante. Mi chiedo però se l’euro abbia davvero davanti a sé un lungo futuro. In effetti, è stata una violenza a una legge costante della storia, che vuole che l’unità monetaria sia una conseguenza dell’unità politica. Qui si sono voluti invertire i termini e il caso della Grecia (e di altri Paesi che danno segnali inquietanti) mostra che prima o poi arriveranno le conseguenza di questo tentativo di forzare la mano alla storia. Questa non facit saltus e chi ne sfida le costanti ne paga poi la penale. Solo con un rifiuto molto illuminista della realtà si è potuto pensare che fosse possibile considerare l’Europa – frutto di tremila anni di storie e di economie diverse – come a una realtà unica dove tutto fosse armonizzabile. Siamo diversi e speriamo di restarlo. Ogni diversità, ogni et-et è un arricchimento. Ma nell’euro, probabilmente, ha giocato il vecchio sogno giacobino del centralismo, del potere che cerca di cancellare la storia.

Per finire la nostra tavolata settimanale: qualche notizia che ti abbia particolarmente colpito negli ultimi giorni?

Ma sì, ho conservato qui il ritaglio tratto da un giornale di protestanti. Ho così scoperto che anche i Luterani hanno deciso di accogliere e di benedire le “ nozze” tra coppie dello stesso sesso. Mi ha un po’ sorpreso, pensavo che già da tempo i superstiti discepoli del dottor Martino si fossero uniti al conformismo omosessualista già praticato dalle altre comunità riformate. Quella storiche, mentre in quelle pentecostali, come sai, spesso si passa all’estremo opposto, a un feroce moralismo fondamentalista. Fatti loro, tanto ormai a furia di “ adeguamento ai tempi “, di “apertura alle nuove prospettive“ sono ridotti al lumicino. Ma qui mi ha fatto sorridere con un po’ di ironia il gioco di parole con cui la Nomenklatura luterana ha voluto giustificare l’ accettazione, nei suoi templi, delle nozze gay. “La Chiesa” hanno scritto quei già severi pastori: “La Chiesa accompagna gli uomini e non li giudica”. C’è da sfregarsi gli occhi! Ma come, il cuore dell’insegnamento pastorale di Lutero è la necessità di predicare la Parola, di annunciare la Scrittura con le sue esigenze spesso umanamente dure. Compito della Chiesa, ripeteva quel riformatore, è di fare scendere sul capo degli uomini la volontà di Dio, così come espressa nella Bibbia. E per chi non l’accetta e non la segue: beh, diciamo che “saranno cavoli suoi”… Ora, per stare al caso: se apro la Scrittura, vedo come l’Antico Testamento giudichi i sodomiti, inviati senza remissione alla morte per mano del boia e nell’Aldilà condannati di certo a pene terribili. E se passo al Nuovo Testamento, trovo Paolo (e non solo) che mette l’omosessualità tra i peccati capitali, quelli che escludono dalla Via Eterna.
Dunque, “la Chiesa accompagna e non giudica”? Ma non è la Chiesa che giudica, è la Parola di Dio che la Chiesa è tenuta ad annunciare, nella sua interezza. E quanto all’accompagnare: accompagnare alla pratica di ciò che per la Scrittura è tra i peccati più esecrabili? Farsi complici della colpa che tutta la Scrittura esecra?

© La Bussola Quotidiana