A tavola # 12

14 maggio 2011 :: La Bussola Quotidiana, di Vittorio Messori con Andrea Tornielli

Il 13 maggio sono passati trent’anni dall’attentato al papa, avvenuto in Piazza San Pietro nel 1981. Che cosa ne pensi? Ti sei fatto un’idea sui mandanti che hanno armato la mano di Alì Agca? Come sai sulla pista bulgara non ci sono prove, è appena uscito un ottimo libro di Marco Ansaldo e Yasemin Taskin che rilancia la pista più semplice, quella che l’attentato sia nato nell’ambiente dei dei Lupi Grigi, nel mondo del fanatismo islamico, senza infiltrazioni dell’Est europeo. Insomma, tu che conoscevi Wojtyla, che ne dici di quell’episodio sul quale non è ancora stata fatta chiarezza?

Tu sai, Andrea, che io ho sempre sorriso dei dietrologi e dei complottisti: dunque non ho di certo spiegazioni sicure per questo che resta un mistero e che penso sia destinato a rimanere tale. Chi ha armato la mano di Agca? Tra le varie teorie ho sempre pensato che la più attendibile sia la pista religiosa, islamica. Ho letto in questi giorni il libro del giudice Ilario Martella il quale ha indagato a lungo e con attenzione sull’attentato e ha finito per avallare la pista bulgara, la pista che faceva risalire la genesi dell’attentato al mondo comunista. Effettivamente ci sono indizi che meritano attenzione ma i magistrati stessi non li hanno giudicati sufficienti. Ma ho letto anche altri libri, come quello cui fai riferimento e che rilancia la pista dei Lupi Grigi. Devo dirti in tutta sincerità che sarei più propenso verso questa seconda ipotesi, perché conosco bene l’ira sciita contro la Chiesa cattolica che avrebbe scippato all’islam il grande santuario di Fatima, intitolato alla figlia prediletta di Maometto. Ho visto su Internet dei documentari della Tv iraniana, sottotitolati ovviamente in inglese , contro lo scippo sacrilego, contro l’aver scambiato Maria per la figlia di Maometto. Se è vera la mia ipotesi – e cioè che all’origine del gesto di Agca vi sia una vendetta per Fatima – sembra cadere l’elemento soprannaturale. Non sarebbe stato un segno misterioso il giorno che gli spari siano risuonati proprio il 13 di maggio, giorno della memoria liturgica di Fatima. Si sarebbe trattato di una data scelta intenzionalmente per vendicare questa “rapina“ cattolica. Penso, meglio, suppongo, che i mandanti possano essere ricercati nel mondo sciita. Come sai il mondo sunnita, l’altra grande branca dell’islam, non ha una tale venerazione per la famiglia del Profeta né, dunque, neanche per la figlia Fatima. . Mi pare che la pista persiana sia una possibilità. L’Iran, è noto, mira all’atomica e impensierisce parecchio Israele ; dunque, gli Stati Uniti , dopo avere aggredito l’Iraq prima o poi assalteranno anche l’Iran per eliminare un altro pericolo per lo Stato sionista. Pertanto è in corso una demonizzazione di quel Paese che giustifichi i prossimi bombardamenti Usa , partendo da basi israeliane . Malgrado questo, malgrado le esagerazioni della propaganda americana e israeliana , è certo che si tratta di uno Stato teocratico da cui ci si può aspettare di tutto.

Eppure non mancano gli indizi per la pista bulgara, come la permanenza in Bulgaria di Agca…

Mah….Il comunismo era tanto brutale quanto stupido ma, credo, non sino al punto di assassinare quel papa polacco. Malediceva la sorte che lo aveva mandato, ma come azzardarsi a ucciderlo ? Qualcosa sui mandanti prima o poi sarebbe trapelato e quale sarebbe stata la reazione del mondo, non solo di quello cattolico ? Rischio troppo grosso…. Ti ricordo che il generale Jaruzelski, il quale ha voluto testimoniare al processo di beatificazione di Papa Wojtyla definendolo un grande patriota polacco, non ha mai avallato questa pista . Oggi il generale è molto vecchio e gravemente malato. È un uomo che non ha più nulla da perdere e ha perso ogni prospettiva ideologica. È stato più e più volte intervistato sulla pista bulgara e lui ha sempre affermato di aver cercato conferme su un coinvolgimento di quei compagni , ha raccontato di essersi informato personalmente in qualità di presidente polacco , interpellando anche in via confidenziale i suoi colleghi di Sofia. Ma ha sempre ripetuto che i mandanti non sono da ricercare nel mondo comunista. Jaruzelski conosce bene i retroscena dei Paesi dell’Est. A questo punto, mi pare che se sapesse una verità diversa, l’avrebbe detta. Non vedo perché dovrebbe ostinarsi a negare se soltanto ci fosse una parvenza di consistenza della pista comunista. Devo dire che questa mia ipotesi è inquietante. Perché se la pista giusta fosse quella bulgara, si tratterebbe di un fatto che appartiene al passato, visto che il “ socialismo reale “ è per fortuna solo un ricordo, almeno in Europa. Ma se la posta è in qualche modo legata al fanatismo religioso, questa aggressività non è tranquillizzante.

Vittorio, parliamo delle elezioni amministrative: sappiamo che, malgrado la tua laurea in scienze politiche, hai scelto di interessarti poco di politica. Ma se Messori dovesse proporre un vademecum per il cattolico che si reca alle urne?

Per “il cattolico“ ? No, caro Andrea, semmai solo per quel cattolico che sono , ricordandomi che in politica non ci sono dogmi e non pretendendo di proporre la mia prospettiva personale come fosse de fide….. Tu lo sai, comunque , come io abbia letteralmente il terrore di ogni potere politico che tenda a diventare totalitario, che voglia entrare nella vita della gente . Se, tanto per ridere, dovessi candidarmi , un po’ per provocazione e un po’ sul serio farei un programma più o meno così: << Il governo migliore è quello che governa meno, dunque votatemi e non sarete infastiditi, farò in modo che dello Stato e della politica vi accorgiate il meno possibile. Vi darò poco ma vi chiederò altrettanto poco. Su cento cose da fare che ora fa lo Stato o il Comune o qualche altra diavoleria “pubblica“, almeno ottanta se non novanta potete farle voi , con maggior efficacia e con spesa minore. Per questo, tasse al minimo e possibilmente decrescenti: voglio che scegliate voi come impiegare il denaro che io non vi chiederò e che il “ pubblico “, dunque, non inghiottirà. Quello che chiamano “Stato sociale“ è prezioso, certo, ma per i politici, i burocrati, i parassiti che lo gestiscono. Lo sbaraccherò (anche se sarà dura, i privilegiati declameranno nobili parole contro il sacrilego!) dandovi la libertà e lasciandovi i mezzi economici per organizzarvi come credete meglio. Non regolamenterò le vostre vite, anzi abolirò i lacci e i laccioli che la intralciano. Non vi dirò come dovete mangiare, divertirvi, vestirvi, curarvi né vi farò prediche di alcun tipo. Lascerò che vi confrontiate con Dio se siete credenti, con la coscienza se non lo siete o con qualunque altra realtà vogliate, mettendo comunque a base di ogni comportamento sociale il Grande Comandamento che unifica religiosi e laici: Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te. Personalmente, non voglio militanti, sfilate, adunate, comizi, bandiere di partito, passioni politiche. Naturalmente, non vi impedirò di farlo, se avete di questi gusti. Infatti, in tutto vi lascerò vivere senza scocciarvi cacciando ovunque il naso del governo, vivere non da sudditi ma da persone adulte e libere, ricordandovi solo che lo Stato non è il nuovo Dio, che la politica non deve essere la nuova religione che non ci sono personaggi più pericolosi e ingannatori degli utopisti e dei demagoghi. E se tra cinque anni (o anche prima) mi rimanderete a casa, non ne farò certo un problema. Riprendetevi quelli che amano impadronirsi della vite degli altri, dicendo che lo fanno per il vostro bene e che vi promettono, se li votate il “mondo nuovo“. Non temiate, comunque, che me ne vada arricchito: con Stato e governo ridotti a pelle e ossa , ridotti al massimo ad arbitri, a semafori, a regolatori del traffico e non più padroni dei vostri soldi, resterà ben poco da rubare….>> Ti ripeto, sono volutamente paradossale, mi sono lasciato un po’ andare al divertissement ma ho solo estremizzato alcune cose di cui , da vecchio libertario, sono convinto. Dunque, viste queste mie premesse, quale scelta potrei fare, soprattutto nel caso delle elezioni comunali ? Semplice: voglio degli amministratori, non dei salvatori. Voglio dei ragionieri, non dei profeti. Non voglio dei carismatici, voglio persone che assicurino il funzionamento delle città senza voler cambiare , messianicamente, l’umanità e con essa il mondo. Un solo Cristo, quello vero, mi basta. Trovo grottesco che nei consigli comunali si perdano ore a discutere dei massimi problemi. Il sindaco deve far funzionare bene l’ambiente vitale dei suoi cittadini. Poi però, alla vita ci pensano i cittadini stessi, non la loro amministrazione comunale. Io voglio che mi si assicuri un contorno il più possibile efficiente, pulito, organizzato. Poi i contenuti vitali ce li metto io, non voglio che il sindaco pretenda di migliorarmi, cambiarmi, e che per di più mi faccia pure la predica edificante sui Grandi Valori …..

La polemica politica alla quale siamo ormai assuefatti, viste la quotidiana gara a chi la spara più grossa, registra una richiesta del Cavaliere di dare più poteri al premier, e di ridimensionare quelli del Quirinale? Che cosa ne pensi? Sei d’accordo?

Berlusconi parla così perché guarda a Napolitano come a quel vecchio dirigente comunista che in effetti è stato, anche se pare davvero, se non pentito (non si è mai scusato del suo passato), almeno ravveduto. Ma il problema è che lo Stato, come sai, dovrebbe essere composto da tre poteri in equilibrio tra di loro: quello legislativo, quello esecutivo e quello giudiziario. Il problema, per l’appunto, è l’equilibrio. Tutti i sistemi riconoscono al presidente della Repubblica o al re il ruolo di arbitro. Ma il guaio della Costituzione italiana è che essa è stata pensata soprattutto in funzione di ideologia antifascista. Ne abbiamo già parlato in un nostro precedente dialogo: la Carta per differenziarsi al massimo dalla dittatura del Ventennio, ha indebolito in modo eccessivo l’esecutivo e ha dato troppo potere al Parlamento e alla magistratura. Il problema però, Andrea, non è tanto quello del Quirinale, che deve continuare ad avere un ruolo attivo di arbitro. Il problema è, invece, quello di riequilibrare i poteri, rafforzando quello esecutivo, permettendogli di governare, dato che il presidente del consiglio non ha nemmeno il diritto di chiamarsi capo del governo, visto che così si chiamava Mussolini.

A Torino si sta svolgendo il Salone Internazionale del Libro. Che ne dici dello stato dell’editoria cattolica in Italia?

Il mio amico Gian Arturo Ferrari, per anni direttore generale Mondadori, ha avuto il compito dal Governo di promuovere il libro con una grande mostra sull’Italia dei libri in questi 150 anni unità. Solo che non c’era l’editoria dei credenti. È come se i libri degli editori cattolici non esistessero. Quando gli hanno chiesto ragione di questa scelta, Ferrari ha riconosciuto la mancanza e ha detto: «Ah, avete ragione, mi son dimenticato!». Lo trovo, ahinoi, significativo. Come ha fatto notare l’editore cattolico Cantagalli di Siena, quest’anno, segnato dalle celebrazioni per i 150 dell’Italia unita, all’editoria cattolica il Salone ha assegnato una sezione sotto la dicitura «fenomeni editoriali». Giustamente Cantagalli fa notare che così si riduce l’editoria cattolica a un fenomeno, come i libri di cucina o quelli sugli Ufo o sul giardinaggio. La sottosezione prescelta porta, poi, la dicitura: «I libri della fede». In questo caso si tratta di una definizione che sembra rimandare soprattutto o soltanto a libri di devozione, che sono certamente importanti, ma grazie a Dio in 150 anni di storia i cattolici non hanno pubblicato solo devozione, ma fior di libri di cultura. Pensa a che cosa sono state la Morcelliana e la Queriniana (tanto per fare solo due nomi ) negli anni Quaranta… Insomma, veniamo chiusi in un recinto , per qualche vecchio devoto. Intendiamoci, è anche questa una eredità del Risorgimento, dato che i cattolici sono stati costretti a costruirsi un loro ghetto, le loro case editrici, le loro tipografie , le loro librerie. Noi viviamo ancora in questo serraglio. Io ho pubblicato libri con editori laici come Mondadori e Rizzoli, ma anche con editori cattolici: la Sei, le Paoline, la Ares, o la Piemme (se ancora la Piemme si può dire cattolica). Nonostante il corteggiamento da parte di grandi editori laici, a loro ho dato solo una parte dei libri. Ma questa mia è stata una scelta se vuoi di solidarietà, di amicizia e non certo di convenienza perché effettivamente esiste questo problema: gli editori laici hanno scoperto che i libri religiosi hanno un loro mercato, hanno capito che c’è domanda. Così quei libri che prima era possibile pubblicare soltanto nelle case editrici cattoliche, adesso sono appetiti anche dalle librerie laiche. E se un autore può pubblicare presso un grande editore laico o un editore cattolico, alla fine non c’è partita. Con il primo raggiungi i cattolici ma anche un pubblico laico, con il secondo non accade così, resti nel recinto. Questa “invasione di campo“ degli editori laici nel settore religioso può rappresentare la fine del ghetto, ma anche la fine di gloriose case editrici cattoliche.

Posso chiederti la notizia buona della settimana?

Mi perdonerai se questa settimana non commento una notizia buona, ma mi soffermo su una notizia grottesca, che fa sorridere in modo amaro. A proposito della mitica efficienza americana, torno a parlare del blitz per assassinare Osama Bin Laden, di cui ci siamo diffusamente occupati nella tavolata della scorsa settimana. Prima di portare via il suo cadavere, i gloriosi incursori dei Navy Seals avevano ordine di fare delle misure antropometriche, per verificare senza ombra di dubbio la sua identità. Si sapeva che era altissimo, oltre il metro e 90. Però gli incursori superorganizzati – ciascuno deve portare con sé circa 20 chili di attrezzatura – si sono accorti che nessuno di loro aveva un metro. Sai, quelli da sarto. Allora il comandante ha preso l’incursore più alto, che misurava più di 1,80 e lo ha fatto sdraiare accanto al corpo di Bin Laden, per stabilire un paragone. Capisci? Si sovraccaricano di mezzi elettronici però dimenticano il metro… Pare che il presidente Obama si sia molto arrabbiato e abbia detto: «Mi avete distrutto per incapacità o cattiva manutenzione un elicottero che costava 60 milioni di dollari e non avevate un metro da due dollari». Così non sapremo mai quando fosse davvero alto Osama Bin Laden al momento dell’uccisione. Sia chiaro, dormo sonni tranquilli anche senza saperlo. Però fa sorridere amaro e conferma ciò che si diceva la volta scorsa: in che mani è finito il mondo, caro Andrea, se questa è la Superpotenza dalla quale dipende la sorte di noi tutti ?

E la notizia cattiva?

Anche questa, più che cattiva, è surreale e va presa essa pure con un sorriso amaro. Il Parlamento di Berlino, naturalmente composto da crociati della guerra contro il tabacco, tutti antifumo, in un accesso finale d’ira ha deciso di togliere dalla sede dove si riuniscono gli onorevoli i distributori di sigarette. O meglio, hanno tolto le sigarette, ma hanno riempito i distributori di preservativi. Al posto delle maledette sigarette, di quell’orribile “fumo di Satana”, i signori deputati avranno ora a disposizione, 24 ore su 24, dei profilattici di ogni tipo . Non ho mai affermato che il fumo faccia bene, anche se è un’ossessione politically correct, da piccolo borghese conformista, considerarlo il male radicale, il male assoluto. Il preservativo, invece, va sacralizzato, venerato, e messo a disposizione di tutti, in qualsiasi momento. L’età media dei parlamentari tedeschi è sulla sessantina, avranno mogli coetanee, tutto lascia intendere che non abbiamo più problemi per evitare il concepimento. E se invece ancora ne avessero, presumo che siano già attrezzati, tra farmacie e supermercati. Lo scopo evidente di quei distributori al Parlamento è, dunque, quello di venire incontro a chi ha un bisogno urgente per un’avventuretta imprevista. Ora, sai bene che mai ho fatto né mai farò prediche ad alcuno, soprattutto in questo campo, non alzerò di certo il ditino da moralista, consapevole che può capitare a tutti: ma lasciami osservare che questo scambio sigarette-profilattici sa tanto di ipocrisia. Come molto, del resto, nella società attuale.

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