A tavola # 11

7 maggio 2011 :: La Bussola Quotidiana, di Vittorio Messori con Andrea Tornielli

Caro Vittorio, mi sembra doveroso dedicare il nostro «A Tavola» alla notizia della settimana, e probabilmente dell’anno: l’uccisione di Osama Bin Laden il re del terrore, l’ispiratore degli attentati dell’11 settembre. È stato «giustiziato» da un commando americano ad Abbotabad, non lontano dalla capitale pakistana Islamabad. Che cosa pensi di questo blitz che il 1° maggio ha tolto di mezzo il terrorista più famoso e ricercato del mondo?

Caro Andrea, a me tutta questa vicenda è parsa al contempo ridicola e tragica…

Perché, Vittorio, sarebbe ridicola?

Beh, scusa tanto, perché il discredito dell’arrogante e costosissima CIA mi sembra confermato in pieno. Fa sorridere vedere folle di americani eccitati che ballano per strada agitando bandiere, invece di stare in casa vergognandosi un poco. Dieci anni di “sofisticate ricerche“, mentre sarebbe bastato un Tom Ponzi qualsiasi, quello delle indagini sulle infedeltà matrimoniali! In una settimana, visto dov’era il latitante, lo scovava di certo. Mentre tutti lo cercavano, con i mezzi più aggiornati, mentre gli esperti di spionaggio d’Oltreoceano si adoperavano per individuare le sue tracce, mister Bin Laden se ne stava tranquillo in un vistoso complesso a pochi chilometri dalla capitale del Pakistan, vicino alla più importante base militare pakistana. E questa fortezza, con muri di cinta altissimi, era stata costruita sei o sette anni fa su misura per lui, come sua residenza. Fissa, non di fortuna! Davanti, miliziani armati, anche un bambino si sarebbe insospettito… C’è poco da esaltarsi, come vedi, caro Andrea. Osama era un residente, non si spostava di grotta in grotta, non viveva come un ricercato braccato…

Vittorio, come sai ci sono state polemiche per la sepoltura e per la mancata divulgazione delle foto del cadavere di Bin Laden…

Nessuno di quei ridicoli, pagatissimi esperti e analisti aveva previsto queste polemiche, né l’emergere, soprattutto in questa circostanza, dei «negazionisti». C’è infatti chi ora dice che Osama in realtà non è stato ucciso, che dietro c’è un complotto. Come tutti immaginavano, tranne gli “ specialisti “ di quel Pentagono che non bada a spese e al contempo non vuol farsi mancare alcuna figuraccia. Il presidente degli Stati Uniti ha deciso di non divulgare le immagini perché sono raccappricianti… Eppure , si è trattato di un’esecuzione a freddo, senza conflitto a fuoco, dunque si poteva scegliere dove sparare.

Gli americani hanno spiegato che il commando ha avuto paura che Osama indossasse un giubbotto esplosivo. Per questo hanno eseguito l’ordine ricevuto – che probabilmente era quello di ucciderlo – sparandogli per due volte alla testa.

C’è stato, comunque, un boia, che non ha sparato al cuore ma alla testa, sfracellandogliela…Togliendo così al suo governo la prova decisiva. E poi, gli esperti e analisti, non sapevano che per l’islam è considerato sacrilego gettare il cadavere in mare? Ho trovato ridicolo anche che si sia detto che non sono riusciti a mettersi d’accordo con qualche Paese per la sepoltura di Bin Laden. Avrebbero potuto fare una buca nel deserto e collocarlo lì. Fotografando il cadavere prima di ricoprirlo di sabbia. Per il formalismo musulmano bastava. Ancora: il presidente Obama e il suo staff hanno seguito in diretta il blitz, con immagini proiettate su uno schermo che arrivavano dalla telecamera di uno dei soldati…

Ti interrompo. In realtà oggi hanno ammesso che non c’è stata alcuna diretta video, almeno così pare. Quella foto potrebbe essere un bluff.

Vabbé, e allora che cosa guardavano il presidente e i suoi più stretti collaboratori in quella foto che li ritraeva mentre seguivano il blitz? E perché hanno permesso che quella immagine, che era falsata, andasse sulle prime pagine di tutti i giornali del mondo? In ogni caso, quand’anche tutto fosse stato seguito in diretta, il risultato è stato quello di alimentare dietrologie e complottismi. Vorrei sapere: chi è l’esperto così corto di cervello da aver divulgato la balla che Osama avrebbe usato la moglie come scudo umano per confermare quanto fosse vigliacco e che anche per questo meritasse di morire come un cane ? E chi ha detto che nella sua villa non aveva collegamenti Web?

Guarda Vittorio che però sulla mancanza di Internet, la cosa è stata confermata…

E allora come ti spieghi che Bin Laden avesse computer stracarichi di dati e chiavette USB?

Le due cose non sono in conflitto. Aveva computer, archiviava dati. Ma i contatti con il mondo li teneva attraverso due corrieri. Mentre le notizie le seguiva grazie alla tv satellitare.

Magari con un va e viene di pony express in scooter :«Ecco qui i messaggi freschi per il Capo Supremo di Al Qaida. Per favore, mi firmi la ricevuta»…. In ogni caso il super-ricercato se ne stava lì , indisturbato , da almeno cinque anni. Ed è per questo che è ridicola l’ esultanza delle piazze d’Oltreoceano e anche di taluni da noi che mi sembrano l’Alberto Sordi che faceva “ il mmericano “…. Gli Stati Uniti fanno sempre più paura nel loro senso di onnipotenza: dividono il mondo tra impero del bene (il loro) e impero del male (chiunque non vuole vivere e pensare come loro). E sono terribili pasticcioni, non ne indovinano una. Fanno le guerre ma non sanno gestirle: guarda che cosa è accaduto in Afghanistan, in Iraq, in Vietnam, in Somalia. Anche stavolta il tocco grottesco: è mancato poco che finisse come nel tentato blitz su Teheran, ai tempi di Carter, quando finì come in una comica finale, con gli elicotteri che si scontravano tra loro. Qui pure un apparecchio delle Forze Specialissime si è guastata, con trasloco di “eroi“ e bagagli sugli altri, dove stavano allo stretto…. Ti rendi conto in che mani siamo, visto che molto del nostro destino dipende da costoro?

Veniamo invece all’aspetto tragico di questa vicenda.
Vedi, nel 2001 per la prima e unica volta nella loro storia gli Stati Uniti hanno subito un attacco, un «bombardamento» con aerei kamikaze nel cuore delle loro città simbolo, New York e Washington. Dopo avere bombardato per un secolo mezzo mondo, anche con un paio di atomiche (non bastava Hiroshima? No, vollero anche Nagasaki, inutile olocausto della sola città giapponese con un alto numero di cattolici) per la prima volta toccava a loro. Questi attentati hanno provocato meno di tremila morti, almeno la metà dei quali non erano cittadini americani. Ora, i nazisti avevano stabilito come rappresaglia di guerra quella di uccidere dieci nemici per ognuno dei loro morti. In questo decennio, con le guerre in Afghanistan e in Iraq e tutto quello che ne è seguito i morti provocati dalla furia di vendetta USA sono stati nel rapporto di uno dei loro a mille degli “altri“.

Vittorio, per favore, che paragoni fai? Gli americani come i nazisti? Io sono stato personalmente contrario alla guerra in Iraq: Giovanni Paolo II e la diplomazia vaticana allora avvertirono i rischi di quell’avventura paventando il rischio di un nuovo Vietnam. La realtà ha purtroppo dato loro ragione. Ma non si possono paragonare queste guerre a delle rappresaglie naziste…
I morti non hanno colore: e qui ci troviamo davanti a una strage immane e senza fine, per giunta ipocritamente presentata come una “lotta per la civiltà“. Capisco che tu ti stupisca. Eppure io continuo a sorprendermi del fatto che nessuno si interroghi su una vendetta che non vuole finire , come se toccare un americano fosse un sacrilegio che meriti stragi inaudite, magari per secoli…

Tu chiami vendetta la lotta al terrorismo?

Andrea, capiamoci. La lotta al terrorismo è una cosa. Certe guerre sono un’altra cosa. Nel caso del blitz che ha ucciso Bin Laden c’è stata una sprezzante violazione della sovranità di un Paese, il Pakistan, che tra l’altro non è irrilevante, è una nazione che possiede l’atomica. Gli americani si comportano da padroni del mondo, non devono rispondere a nessuno. Un altro esempio di questo atteggiamento lo si può ritrovare in certe azioni israeliane: fu un commando del Mossad a rapire dall’Argentina Adolf Eichmann. E non mi sembra che nel fare certe incursioni la flotta aerea dello Stato d’Israele si preoccupi troppo… Vedi, gli Stati Uniti sono solo apparentemente un Paese cristiano. In realtà sono un Paese veterotestamentario, come mostrano anche i nomi biblici che danno ai loro figli. La loro legge è quella del Taglione: occhio per occhio, dente per dente. Dovevano uccidere Osama Bin Laden per poter dire che giustizia è fatta.

Scusami, ma sembra quasi che ti dispiaccia che sia stato eliminato un pericoloso terrorista. Un uomo che ha reso il nostro mondo meno sicuro…

Perché, ti pare che ora siamo più sicuri? Gli americani ne sono così convinti che, appena si è avuta notizia del blitz, hanno chiuso la loro ambasciata in Pakistan e sono scappati. Intanto, avvertivano il mondo che, a causa della loro azioni, il pericolo di attentati di rivalsa era altissimo. Questa loro politica ci ha messo contro un miliardo di musulmani, sempre più umiliati e dunque sempre più inferociti. Tra l’altro, nessuno sa bene se quest’uomo che hanno ucciso fosse davvero come ce l’hanno descritto…
Non mi dire che adesso ti scopri anche innocentista nei confronti di Bin Laden.

Beh, se è per quello, io sono così poco giacobino e così poco giustizialista da preferire mille volte un colpevole libero a un innocente in carcere. Comunque, diciamo le cose come stanno. Osama non è un capo beduino vissuto nel deserto e comparso all’improvviso sulla scena mondiale. È, o meglio era, un ricco, raffinato signore che aveva studiato nelle università anglosassoni e apparteneva a una ricca famiglia saudita che aveva fatto fortuna speculando sul petrolio e facendo grandi affari poco chiari anche con una ricca famiglia americana, guarda caso quella dei Bush. Non si è trattato, insomma, dell’uccisione di un brigante di strada. Bin Laden non è il diavolo, il barbaro, apparso all’improvviso. Lascia che ti dica che se fosse rimasto vivo e avesse parlato, per più di qualcuno sarebbe stato un imbarazzante problema. Anche, soprattutto, ai vertici dell’Impero del Bene, dei Crociati a stelle e strisce che lottano per tutti noi…

Vittorio, qual è, in tutto questo, la prospettiva cristiana?

Ho molto apprezzato le misurate parole di padre Federico Lombardi, il direttore della Sala Stampa della santa Sede, il quale, pur riconoscendo le responsabilità di Osama, ha detto che certe scelte non dovrebbero trasformarsi in occasioni per alimentare nuovo odio, ma servire la pacificazione. Invece con questa esecuzione volutamente spettacolare e spietata si è incrementato l’odio, non a caso è stato subito innalzato il livello di guardia contro il terrorismo. Leggi, tra l’altro, il commento preoccupato dei vescovi pakistani. Il rischio è che, non potendosi sfogare con gli americani – prontamente scappati da Islamabad, come ti ricordavo – gli esaltati fondamentalisti attacchino i cristiani, che invece restano dove sono. Noi tutti, peraltro, siamo in pericolo. Mi è piaciuto anche il commento del cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, il quale ha ricordato, come già padre Lombardi, che non si fa mai festa per la morte di un uomo. Ma ha anche aggiunto, Bagnasco, di pregare per l’anima di Bin Laden, come per le anime delle vittime del terrorismo. Ecco il vero atteggiamento cristiano. Ricordo che Hubert Jedin, il grande storico del Concilio di Trento, era un convertito dall’ebraismo fattosi gesuita e dovette fuggire dalla Germania nazista. Venne ospitato in Vaticano, dove potè compiere i suoi studi per quella che sarebbe rimasta un’opera insuperata. Durante l’occupazione tedesca di Roma, i nazisti tentarono un blitz per stanarlo e ucciderlo. Non avendolo preso, si sfogarono sui suoi parenti rimasti in Germania. Ebbene, padre Jedin, non appena apprese della morte di Hitler, lasciò quello che stava facendo e corse a celebrare una messa in suo suffragio, pregando per la sua anima. Mi capisci? Pregava per quel “signore” che voleva catturarlo e annientarlo, così come aveva catturato e annientato milioni di ebrei. I cristiani non si rallegrano per la morte di qualcuno. E , se dicono di credere al Nuovo Testamento, non si vantano poi di praticare la legge del taglione.
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